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distingueva da tutti i bolognesi portati a spasso da lunghi pastrani o insaccati in impermeabili a doppio petto con cinture ben strette ai fianchi. C'erano anche anziani con la mantellina nera, ma quelli non contavano.
Fanti portava guanti di pelle nera e un caratteristico, britannicissimo bowler hat (in italiano "bombetta"). Calzoni grigi di velluto spesso e, ai piedi, un paio di stivaletti bassi. In citta' nessun altro vestiva come il professore, il che non bastava a farlo sembrare un eccentrico, perlomeno non agli occhi di chi non conosceva la sua way of life. L'avresti scambiato per un distinto straniero di passaggio, chissa', magari un ufficiale alleato in abiti civili. Ma quando saliva in piccionaia tutto agghindato, e lo vedevi sul tetto, dalla strada o dal palazzo di fronte, entrare nel gabbione col palto' inglese, esporre alle scacazzate il costoso cappello, cacciare la mano nella cassetta delle granaglie con quei guanti minimo da cinquemila lire, ecco, li' lo avresti pensato che era an odd geezer, un tipo strano.
L'inverno era finito, per far bere i piccioni non era piu' necessario rompere lo strato di ghiaccio. Il professore fece passare gli animali dal cameretto al gabbione, apri' la piccola saracinesca, libero' lo stormo e comincio' ad agitare la banderuola per dirigerli nell'alzata, con movimenti da direttore d'orchestra su andante maestoso.
Che spettacolo! Nelle virate ciascun piccione esibisce dapprima il dorso poi il ventre, che hanno colori completamente diversi. Si moltiplichi l'effetto per decine e decine di esemplari, e s'otterra' una lieve onda cangiante, su cui la luce si frange e le schegge rimbalzano in mille direzioni. Nello stormo c'erano piumaggi schietti e gazzi, neri, rossi, "pietra scura", "pietra marmo", "sgurafossi", "brodoceci"...
Fanti era un colombofilo, uno degli oltre tremila dell'Emilia Romagna. Aveva cinquanta esemplari fra triganini modenesi, colombi di famiglie elette (selezioni Manicardi e Corradini) e piccioni viaggiatori. Ogni giorno li nutriva con un chilo di veccia mista a frumento, granturco e miglio.
Era stato colombofilo fin da ragazzo. Trasferendosi in Inghilterra non aveva rinunciato al suo hobby, era anzi diventato un importante membro della Federazione internazionale del piccione viaggiatore, fondata nel lontano 1881.
All'ultima mostra-mercato svoltasi a Bologna, aveva commesso una vera e propria pazzia, spendendo trecentomila lire per comprare una femmina esile, dal dorso grigio chiaro tendente all'indaco, una specie di color "sgurafosso". Elegante. Si chiamava Eloisa, e aveva percorso la tratta Indocina-Italia in due mesi. Duecento chilometri al giorno, a remarkable accomplishment. Questo era successo il 6 febbraio - cioe' l'acquisto, non la trasvolata, quella era stata qualche mese prima. Fanti era in corrispondenza via homing pigeon con diversi amici in Inghilterra, Francia e Irlanda, pero' Eloisa non l'aveva ancora messa alla prova.
Quand'era in colombaia, Fanti cadeva in una sorta di trance. Di fianco a lui, sul tetto, c'era Robespierre Capponi. Allievo promettente, irrequieto... Gli stava dicendo qualcosa... Zara... bicicletta... A Zara in bicicletta? No, figurarsi... l'orologio... dieci miglia... No, "diecimila". Fanti annuiva, emetteva qualche "uhm" ogni tanto, ma pensava ad altro: occhi leggermente strizzati, fissava un puntino nero a nordovest, al centro di uno spicchio di cielo non occupato dallo stormo. Un oggetto piccolo, di sagoma globulare, poi, man mano avvicinantesi, piu' grande e arcuiforme. Prestarmi... L'oggetto in avvicinamento era Bertram, uno dei suoi viaggiatori. Pierre s'interruppe. Fanti protese le mani avanti, la bestiola si lascio' afferrare.
I piccioni, come fanno a tornare a casa? Molti pensano che si regolino in qualche modo col sole, pero' rincasano senza problemi anche nelle giornate di nebbia o di nuvolo. Secondo alcuni, il piccione e' sensibile ai campi geomagnetici, si affida a essi per orientarsi quando il cielo e' coperto. Un'ipotesi interessante.
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