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Stato. A dirigerlo, il fedele e incorruttibile generale Serov.
Era in cima.
Seduto alla scrivania, in assoluta solitudine, era pronto a scommettere che presto o tardi quel tozzo mugik di Kruscev avrebbe fatto le scarpe anche a Malenkov.
Meglio concentrarsi sul lavoro. Apri' il fascicolo: la carta intestata sui documenti era fresca di stampa. Lo stemma campeggiava nitido: lo scudo, per difendere la rivoluzione, e la spada, per colpire i nemici del paese. Le tre lettere in cima al foglio, maiuscole solide ed essenziali, in perfetta sintonia con la sua visione delle cose.
KGB.
La fotografia mostrava un uomo giovane, quasi calvo, mento appuntito e mascella forte. Il generale lesse i dati con attenzione.

Andrej Vassiljevic Zhulianov; nato a Kiev nel 1924, da una famiglia di negozianti; segnalato alla scuola secondaria come studente particolarmente portato per le lingue e indirizzato alla facolta' di Lingue straniere di Kiev; servizio militare nella Seconda divisione Desanniki dal 1942 al 1945; conseguiti i gradi di sergente maggiore; medaglia al valore per meriti sul campo; iscritto al Pcus dal 1945; in forze al Servizio informazioni militari col grado di capitano dal 1945 al 1948; encomio speciale in tre operazioni sotto copertura a Berlino Ovest tra il 1946 e il 1948; accolto alla Scuola superiore per i Servizi del ministero degli Interni nel 1948; perfetta conoscenza di inglese, tedesco, francese e serbocroato; discreta conoscenza dell'italiano; entrato in servizio presso il ministero per la Sicurezza dello Stato nel 1953. Caratteristiche personali: intelligenza superiore alla media; eccezionale dedizione al Partito; buona cultura generale; ottima conoscenza dei classici del socialismo scientifico; celibe; pratica judo, sambo e tiro con la pistola.

Un candidato interessante, senza alcun dubbio.

***

Andrej Vassiljevic Zhulianov si guardo' allo specchio del bagno, per controllare ogni dettaglio. Un metro e ottantacinque per novanta chili, spalle quadrate, petto ampio. Controllo' che le unghie fossero pulite. Indossava una giacca di lana e la cravatta intonata. Gli avevano detto che il generale era un osservatore scrupoloso, occorreva essere in ordine e senza niente di superfluo. L'unico dettaglio che si era concesso era la spilla del Partito all'occhiello della giacca. Con la manica lucido' la falce e martello dorata, tiro' un lungo respiro e usci' nel corridoio.
Essere convocati dal capo del neonato Kgb non era cosa di tutti i giorni. C'erano stati parecchi cambiamenti ai vertici nelle ultime settimane, e tirava aria di novita' per tutti. Qualcuno era gia' sparito, finito a passare carte in oscuri uffici di periferia. Altri invece avevano l'occasione di mettere alla prova lunghi anni di studio. Le poche donne in forza al Ministero erano state escluse da ogni incarico operativo. Era stato il primo ordine del capo del Comitato. L'azione sul campo delle donne si sarebbe limitata al ruolo di "esche" per carpire informazioni e smascherare infiltrati o doppiogiochisti. Ma nessuna rete avrebbe fatto affidamento su agenti di sesso femminile. La diffidenza del generale per le donne era risaputa. La stessa sorte era toccata agli ebrei.
Mentre saliva le scale del palazzo gli venivano in mente frasi banali, che scacciava subito: "Se mi vedesse mia madre... "
Tutti al Ministero sapevano che una convocazione personale del presidente del Comitato significava un grosso incarico in vista. Il direttore del dipartimento lo aveva lasciato intendere: c'era aria di promozione.
Dopo la fine della guerra le occasioni di mettersi in luce erano state poche. Le aveva sfruttate al meglio. A Berlino, quando la fama del generale Serov gia' incuteva timore reverenziale, si era guadagnato gli encomi del suo colonnello. Il controspionaggio militare era soddisfatto di come si era comportato in almeno un paio di circostanze. Ma le doti nell'apprendimento delle lingue lo avevano allontanato dal servizio attivo e trasferito alla Scuola superiore del Ministero. Erano
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