<A HREF="54_primaparte072"><</A>
pazienti. Lezione appresa combattendo contro Hitler: un buon generale deve sapere quando ritirarsi, lasciare che il nemico avanzi, si stanchi, quindi colpirlo senza pieta' fino all'annientamento. Quel giorno, mentre fissava il feretro di Stalin, scaccio' le lacrime e si mise a pensare.
Da allora era passato soltanto un anno, necessario a regolare i conti e decidere chi avrebbe proseguito e chi sarebbe rimasto al palo.
La guerra di successione si era risolta in pochi mesi. Il "delfino di Stalin" Malenkov contro il "grande amico di Stalin" Berija. Lui aveva saputo attendere e scegliere al momento giusto. Chi si era fatto avanti per sbaragliare gli avversari e vincere a mani basse, era rovinato nel fango. Stesso errore di Hitler: blitzkrieg, guerra lampo. Una strategia che sul lungo periodo non paga. Ogni russo che si rispetti dovrebbe saperlo.
Berija penso' di cambiare tutto al ministero degli Interni, calpestando il cadavere ancora caldo di Stalin. Pazzo maledetto. Fin dal primo momento, quando fu convocato per ricevere le nuove consegne ("Niente piu' epurazioni di ebrei dal Partito, niente piu' processi, qui bisogna rifare tutto da capo"), il generale capi' che quello stolto non sarebbe andato lontano. Si mise da parte a guardare i lupi sbranarlo. A capo del branco trovo' il suo uomo, il piu' astuto, quello che avrebbe fatto a pezzi tutti gli altri: il futuro segretario del Partito, Nikita Kruscev. Il generale non ci penso' due volte a entrare nella cospirazione per eliminare Berija e la cosca "caucasica". Questione di sopravvivenza.
Facile immaginare che il vice di Berija agli Interni, Sergej Kruglov, si sarebbe venduto per due rubli pur di prendere il posto del capo. Ma il generale non si affido' a lui per restare in sella. Era certo che prima di entrare in azione, Kruscev si sarebbe assicurato l'appoggio dell'esercito. Quindi mando' un segnale esplicito al maresciallo Zukov, viceministro della Difesa e vecchio sodale dei tempi di Berlino. Entro' cosi' nella cerchia dei cospiratori.
In giugno Kruscev si guadagno' l'appoggio di Malenkov. La fine del "caucasico" era vicina.
Quando Kruscev diede l'ordine di arrestare Lavrentij Pavlovic Berija, con le accuse di "degradazione morale" e "spionaggio al servizio di potenze straniere", la polizia moscovita insorse in sua difesa. Il maresciallo Zukov mando' i carri armati in citta' per riportare l'ordine. Quel giorno si sfioro' la guerra civile. Il generale rimase nel suo ufficio al Ministero, aspettando il compiersi degli eventi.
Il traditore Berija venne giustiziato e al generale risulto' evidente che nel giro di pochi mesi Kruscev avrebbe preso tutto il piatto. All'indomani dell'eliminazione di Berija, Kruscev consegno' il Ministero a Kruglov: la ricompensa per aver fottuto il capo.
Kruglov era un burocrate arrivista, messo li' per rendere inoffensivi i Servizi mentre si ridistribuivano le carte. Il generale capi' che era la grande occasione. A soli quarantanove anni poteva arrivare in cima. Prendere o lasciare. Occorreva un azzardo.
Screditare Kruglov fu la manovra piu' rischiosa della sua carriera.
In qualita' di braccio destro, il generale aveva accesso alle informazioni sulla rete delle residenze estere. Gli basto' spargere la notizia di una prossima epurazione tra gli agenti dislocati nei paesi "caldi". Gli yankee, solerti come sempre, fecero il resto.
A gennaio defeziono' il residente di Tokyo; a febbraio quello di Vienna; nello stesso mese l'agente incaricato di un'importante missione in Germania occidentale si costitui' alla Cia non appena varcato il confine della zona sovietica.
Kruglov si ritrovo' in pensione senza nemmeno rendersi conto di cosa fosse successo.
Il resto venne da se'. Storia recente.

All'inizio di marzo, dopo le celebrazioni per il primo anniversario della morte di Stalin, Malenkov aveva scorporato i Servizi dal ministero degli Interni per ricostituirli come organismo autonomo alle dirette dipendenze del Consiglio dei ministri. Il Comitato per la sicurezza dello
<A HREF="54_primaparte074">></A>