<A HREF="54_primaparte070"><</A>
Pierre si sposto' sul conducente. - Per mare?
- Si', in barca, e' piu' sicuro e piu' breve.
- Motivo?
- Per via di terra e' diventato rischioso, i rapporti tra frontalieri italiani e doganieri sloveni non sono piu' buoni come una volta, subito dopo la guerra, quando anche di la' erano comunisti, o comunque amici dei comunisti di qua -. Si interruppe un attimo per abbassare il finestrino. - Con la barca e' diverso, chi si occupa del carico, si occupa anche di te, come fossi una cassa, ti scarica in un luogo sicuro, magari ti offre un passaggio fino al primo paese, poi tanti saluti.
- E quanto potrebbe costarmi?
- Senza sconto, quasi duecentomila. Ma per come si sono messe le cose, posso fare in modo che siano la meta', documenti compresi.
Pierre respiro' tra i denti con un sibilo e torno' a guardare fuori. Una Lambretta parcheggiata contro una siepe, in mezzo al nulla, dichiarava riaperta la stagione degli amori sull'erba. L'avesse avuto anche lui, un motoscooter come quello, lui e Angela avrebbero potuto divertirsi davvero, senza fare tutto sottovoce, con la paura dei passanti e dei vicini. Ma non poteva permettersi la Lambretta, e nemmeno un viaggio cosi' costoso.
Si passo' una mano sulla bocca: - Dove le trovo centomila lire? - sussurro' tra se'.
- Come dici?
- Centomila lire sono troppe: raschiando il fondo del barile arrivo si' e no a cinquantamila.
- Cinquantamila? - Ettore sbarro' gli occhi e scaccio' l'idea con un gesto nervoso. - E tu pensavi di attraversare l'Adriatico per cosi' poco? Chi e' stato a raccontartela, quello scemo di Gas?
- No, Gas non c'entra, pensavo solo...
Senti' l'amaro riempirgli la bocca, come quando da piccolo gli facevano bere quell'olio schifoso, di fegato di merluzzo, e dopo altro che miele, non c'era verso di mandar via il sapore dalla lingua e, peggio ancora, l'odore dal naso. Il silenzio gli ronzava nella testa come un aeroplano. Dopo qualche minuto, Ettore parlo' di nuovo.
- Ascolta, un modo di abbassare il prezzo c'e'.
- Sentiamo.
- Il tuo bar ce l'ha una cantina spaziosa, giusto? Bene. Diciamo che appena torni dal viaggio, te me la affitti per sei mesi. Aspetta, fammi finire, non vuol dire che non la puoi piu' usare, mi basta lo spazio per qualche cassa, dove nessuno va a curiosare. E basta. Che ne pensi?
- Dipende. Facendo cosi', quanto dovrei pagare?
- Diciamo che, si', le tue cinquantamila potrebbero bastare.
- E le casse cosa contengono?
Ettore scalo' la marcia e squadro' Pierre per decidere se aveva il diritto di fare quella domanda.
- Sigarette, - rispose alla fine.
- Bene. Se lo scopre mio fratello, mi accoppa, ma ci pensero', d'accordo.
Il silenzio che segui' fu molto diverso dal precedente. Pierre appoggio' il gomito sul finestrino abbassato, si lascio' scivolare avanti col sedere e chiuse gli occhi per concentrarsi. Se accettava, doveva fare in modo che Nicola non sospettasse nulla. Mai. Altrimenti, addio Jugoslavia, addio soldi, addio tutto. Il passaggio di un treno gli impedi' di pensare piu' a lungo.
- Facciamo un giro giusto per parlare o si va da qualche parte? - domando' quando i binari furono di nuovo tranquilli.
- Ti porto da Ghigo, quello che pensa ai documenti. Ti fa avere il passaporto falso con il timbro d'ingresso in Jugoslavia. e' uno in gamba, si occupa di orologi.
- Orologi?
- Mica roba bella. Patacche, - tiro' una boccata e cricco' fuori la sigaretta. L'ultimo colpo di Ghigo meritava di essere raccontato. - Lui e' il re delle patacche, - prosegui' ghignando. - La scorsa settimana ha fatto fesso un tizio di Vergato con una tecnica geniale.
L'attenzione di Pierre era gia' catturata. - Ferma il pollo per strada e gli fa: "Mi scusi, ho qui una valigia di orologi di grande valore che non sono del tutto in regola con le pratiche doganali. Sa mica dove posso completare le formalita'?" Quello fa la faccia del tonto, mentre un complice di Ghigo si avvicina e dice: "Ho sentito che parlavate di orologi. Io avrei proprio bisogno di comprarne uno, posso vedere?" Allora
<A HREF="54_primaparte072">></A>