<A HREF="54_primaparte069"><</A>
del cretino non appena uno degli scaricatori fece notare che i fusti contenevano carburante e fumarci vicino non era l'idea migliore.
Striscio' la sigaretta sul muro e la infilo' di nuovo nel pacchetto. Non poteva trattenersi troppo, aveva lasciato il bar per una commissione da poco e Nicola, quella mattina, si era pure svegliato storto.
I ragazzi sembravano infaticabili e non smettevano di darsi da fare intorno al camion. Da quel poco che sapeva, chi lavorava con Ettore aveva un passato da partigiano e quei due dovevano aver preso le armi a neanche diciott'anni. I piu' duri venivano dalla "Stella rossa", gli altri si erano aggiunti piu' tardi. Gas diceva che in tutto erano una quindicina. Il capo si chiamava Bianco, ma era malato, e ormai seguiva gli affari da lontano, sostituito sul campo da Ettore.
I due che studiavano le carte alzarono la voce. Tono e parole da litigio. Gli scaricatori si fermarono a meta' strada tra camion e parete, buttando uno sguardo in quella direzione. Uno dei due aveva afferrato l'altro per la giacca e gli urlava in faccia: - Te mi paghi, figlio di puttana, mi paghi tutto e subito!
I fusti rotolarono a terra, il rumore della corsa rimbalzo' fino al soffitto.
Quello preso per la giacca si divincolo'. I ragazzi lo affiancarono. Nella mano dell'altro spunto' una pistola.
- Dite al vostro amico di venire qua anche lui, - gli senti' dire Pierre, ma senza dargli tempo di finire, scatto' verso il camion e si infilo' sotto, strisciando sui gomiti verso l'uscita.
Quando riemerse, aggrappato al parafango anteriore, si trovo' davanti due gambe e una pistola puntata. Senti' come il pugno di un peso massimo all'altezza del cuore e nascose la testa sotto le braccia.
- Esci piano, - sussurro' una voce. - Niente cazzate.
Pierre esegui', rigido come un baccala'. La voce parlo' ancora. Non capi' l'ordine, ma gli parve di riconoscerne il timbro e sollevo' la faccia.
- Ah, sei te, - disse allora Ettore. Poi arriccio' l'indice per fargli segno di avvicinarsi. - Che succede la' dentro?
- Non ho capito, - rispose Pierre col fiatone, - c'e' uno che vuol farsi pagare e ha tirato fuori una pistola.
- Uno da solo?
- Si', da solo.
- Dov'e'?
- Dall'altra parte, verso il fondo.
Ettore punto' il palmo verso terra, per far intendere di aspettarlo li', e spari' dietro l'angolo. Non passarono due minuti che Pierre senti' la voce rimbombare nel capannone, seguita da uno sparo. Due.
Un attimo dopo vide una testa sporgere da sotto il camion. Non era Ettore, ne' uno dei ragazzi e aveva una pistola in mano. Non c'era tempo per la fisiognomica. Gli mollo' un calcio in piena faccia, con tanta spinta da finire quasi per terra. Senti' di nuovo la voce di Ettore, questa volta alle spalle, calma come sempre.
- Bravo Pierre. Speriamo che non l'hai accoppato.
Passo' la pistola all'altro e si chino' sotto il camion. La faccia del tizio che voleva farsi pagare pareva un'anguria spaccata. Perdeva sangue da un sopracciglio e dalla bocca, il naso si era trasferito sulla guancia destra. Lo zigomo opposto si tingeva di amaranto. Respirava.
- Palmo, Beppe, portatelo via, - ordino' Ettore quando fu in piedi. - Aspettate che si riprende e fategli capire che con noi ha chiuso, che non lo voglio piu' vedere -. Poi sorrise, rivolto a Pierre: - Be', sei arrivato in un bel momento. Vieni, facciamo un giro in macchina.
La 1400 era parcheggiata di traverso sotto un'acacia. Salirono. Ettore mise in moto e parti' con una leggera sgommata sulla ghiaia. Punto' l'auto verso una zona della citta' dominata da binari, caserme, magazzini e orti. In quel punto, l'espansione urbana verso la pianura si era come bloccata e scorreva in due rivoli di asfalto e mattoni ai lati della ferrovia, lungo la via Emilia, da una parte, e fuori porta Lame, dall'altra.
- Buone notizie, - esordi' Ettore con la sigaretta penzoloni sul labbro. - Ho trovato chi puo' portarti fino in Jugoslavia. C'e' un carico che dovrebbe partire verso fine mese, da Ravenna.
- Da Ravenna? - lo sguardo di
<A HREF="54_primaparte071">></A>