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centro del tavolo. Chiuse le carte e si alzo'. I muscoli intorpiditi risposero in ritardo: dovevano essere piu' o meno le dieci di mattina. Stavano giocando da dodici ore.
Mentre raggiungeva il telefono fu colto da un attacco di tosse che lo lascio' senza fiato. Sputo' nel fazzoletto e quando lo ripiego' era sporco di sangue. Senti' quelli nell'altra stanza scambiarsi commenti inutili: "Quel pazzo dovrebbe riguardarsi", "Se continua cosi' ci lascia le penne", "Dovrebbe smetterla di fumare come un turco". Stronzi ipocriti. Dopo avergli spillato un sacco di soldi si preoccupavano della sua salute.
Giro' dietro il bancone, si verso' una dose abbondante di cognac, quindi sollevo' il ricevitore.
- Ouais?
- Toni il lionese?
- C'est moi.
- Zollo.
- Zollo', era ora che ti facevi sentire.
A parte la pronuncia, il suo italiano era buono. Aveva frequentato piu' immigrati di una puttana belga.
- Ti interessa ancora l'affare?
Toni scolo' il cognac e lo senti' bruciargli le budella come ferro rovente.
- Certo. Visto come va al poker, ho bisogno di tirarmi su.
- Come dici?
- Rien, niente. Quando pensi che sarai pronto?
- Due mesi. I soldi devono esserci tutti. Puliti.
- Pas possible. Non. Non ho tutti quei soldi. Ma se ho un campione della merce, posso farlo valutare da un tizio che conosco e che e' interessato a tutta la partita. Lui e' disposto a pagare la cifra che chiedi.
All'altro capo del telefono ci fu silenzio. A Toni sembro' di sentire Zollo pensare.
- Zollo', nessuno compra alla cieca, lo sai. Questa persona si fida di me. Fammi avere un campione e io ti faccio avere i soldi.
- Saro' a Marsiglia tra circa due mesi per conto di Luciano. E avro' il campione.
- A Marseille no, troppo rischioso, anche i muri hanno orecchie.
- Dove, allora?
- A Cannes.
Un altro silenzio.
Poi: - Ok, tra due mesi a Cannes. Ma di' al tuo amico che il prezzo resta quello. Non voglio storie.
- Non ti preoccupare, te l'ho detto, e' pieno di soldi. Se e' roba buona, paga.
- Ti telefono allo stesso numero tra venti giorni esatti.
- Bon, saro' qui.
La comunicazione fu interrotta.
Toni il lionese scolo' un secondo bicchiere e torno' al tavolo del poker.
Qualcuno aveva visto la sua puntata.
Scopri' la doppia coppia.
L'altro calo' un tris di dieci. Ovvio.
Toni represse la tosse sentendo in bocca il sapore del sangue. La faccia grigio cenere contemplo' le carte senza nessuna espressione particolare. Si ricordo' perche' la chiamavano la mano del morto. La storia raccontava che quando un ragazzino a caccia di gloria sparo' nella schiena al famoso pistolero "Wild" Bill Hickock, lui fosse seduto al tavolo verde e avesse in mano due assi e due otto. Chissa' perche' quel giorno dava le spalle alla porta.
Si alzo', infilo' la giacca, deposito' i soldi sul tavolo e usci' senza salutare nessuno. Mentre sollevava la serranda e la luce del mattino gli bruciava gli occhi, li senti' parlare a voce bassa.
"Quello ne ha ancora per poco", "Dovrebbe farsi ricoverare", "Non puo' andare avanti cosi'".
Menagrami di merda. Si incammino' lungo la strada e spari' dietro il primo angolo.


Capitolo 30
Bologna, 23 marzo


Il magazzino sorgeva a ridosso del cantiere per il nuovo ospedale. Una volta finito, sarebbe stato il piu' grande d'Europa.
L'ingresso era ostruito dal cassone di un camion. Pierre si infilo' nello stretto passaggio tra quello e il muro. Faceva caldo, dentro, odore di umidita' e benzina. Due ragazzi poco piu' vecchi di lui scaricavano grossi fusti di latta e li sistemavano contro la parete.
- Salve, - saluto' Pierre, - dovrei parlare con Ettore.
- Ettore? Era qui fino a dieci minuti fa, poi e' uscito, ma dovrebbe tornare fra poco.
- Posso aspettarlo qui?
- Accomodati, - rispose il piu' giovane, e senza smettere di lavorare, indico' una sedia in fondo al capannone.
Accanto alla sedia, due uomini parlavano e studiavano alcune carte. Pierre preferi' non disturbarli e si appoggio' alla parete. Accese una sigaretta, per ingannare l'attesa, ma si diede
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