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bordo della pista da ballo. Sentite in petto il calore della comunita' che si congratula con voi. Avete fatto il vostro dovere. Finalmente leggero dopo anni che sembravano non finire mai, pensate ai giorni che verranno. Tutto il corpo e' pervaso dall'aspettativa e dall'ambizione a una vita felice.
Mentre Grant parlava, il sosia respirava profondamente. Un nuovo sorriso comincio' a formarsi.
- Bene, Mr. Bondurant. Ora, da questa posizione di forza, pensate a Hitler!
- Pardon? - Bondurant riapri' gli occhi.
- Si', proprio a Hitler. La guerra l'avete vinta voi, Mr. Bondurant, e i nazisti l'hanno persa. Voi siete vivo mentre quel figlio di cagna col baffetto e' morto. Hanno vinto i buoni e voi avete dato un contributo. Voi e Charlotte avete cieli azzurri sopra la testa, Hitler ed Eva Braun sono due metri sottoterra. Voi siete dalla parte del futuro, le avete suonate al nemico, e siete felice, si', Mr. Bondurant, siete felice, toccate il cielo con un dito. La guerra e' finita. I cattivi sono sconfitti. Voglio vedervi sorridere, perche' ne avete il diritto! Chi piu' di voi? Siete a quella festa, e sorridete!
Oui, je suis aux anges! Zut! Je suis aux anges, et je souris!
Bondurant riapri' gli occhi, trionfante. La guerra era finita. Hitler non c'era piu'.
Grant lo fisso'.
Niente male.
- Bene, Mr. Bondurant. Come ha detto mia moglie, avete il dono di apprendere in fretta. E ora mi sembra appropriato mostrarvi una sequenza da I Was a Male War Bride, in cui...
Bondurant si accascio' sulla poltrona. Quanto sarebbe durata?


Capitolo 29
Napoli, 16 marzo


Scelse un bar dall'altra parte della citta'. Poteva essere una precauzione inutile, ma non era buona abitudine trascurare i dettagli. L'esperienza insegna che sono proprio le cose insignificanti quelle che ti fregano. Ne aveva conosciuti tanti di tizi in gamba che si erano rovinati per delle inezie. Una parola di troppo con una puttana, una scopata rimandabile, un biglietto dimenticato nella tasca di una giacca, uno pneumatico troppo logoro esploso sul piu' bello. Avresti scommesso su di loro cento volte su cento, ma avevano fatto un piccolo sbaglio. E si erano ritrovati davanti alla faccia le lucette blu o i pesci del fondo della baia. Alcuni aveva dovuto beccarli proprio lui, sorprendendosi ad apprezzare la meticolosita' e l'astuzia di piani cosi' ben congegnati. Andati a farsi fottere per colpa di un dettaglio. Forse era la legge universale del caso, valida per chiunque metta in gioco tutta la fortuna in una mano sola, sapendo che potra' anche perdere. Che non ce ne sara' un'altra.
Zollo entro' e ordino' un caffe'. Poi chiese dov'era il telefono.
Il barista indico' l'apparecchio.
Sgancio' la cornetta e compose il numero della teleselezione.
Una voce giovane di donna chiese: - Dica?
- Devo fare una chiamata internazionale.
- Dove?
- Parigi.
- Mi dia il numero, prego.
Zollo scandi' le cifre, lasciandole il tempo di prendere nota.

In un locale di Rue des Abesses, a Parigi, il telefono squillo' tre volte prima che un uomo grasso e sudato sollevasse il ricevitore.
- All?
La voce limpida della centralinista disse: - Telefonata dall'Italia. Attenda, prego.
Subentro' un accento italoamericano: - Toni il lionese, please.
- Toni? Attendez, monsieur.
L'uomo grasso appoggio' la cornetta al bancone e attraverso' il locale in penombra, massaggiandosi il collo. Varco' la porta che dava sul retro ed entro' in una stanza piccola piena di fumo. Quattro persone erano sedute intorno al tavolo tondo. Il panno verde era cosparso di fiches e bruciature di sigaretta. Le cicche straripavano da due posacenere di vetro.
Il grassone si rivolse a uno dei giocatori: - Toni. Te'le'phone.
Un tizio secco ed emaciato, sigaretta in bilico tra le labbra e occhi socchiusi, rispose con un mugugno. Guardo' le carte: due assi e due otto. La mano del morto. Merde. Un'occhiata al mucchietto di fiches. Era gia' sotto di diecimila e toccava a lui parlare. Raccolse tutto cio' che aveva davanti e lo deposito' al
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