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bambino. - Siamo ricchi noi? Quel Renato Fanti ti racconta un sacco di belle cose, ma per lui e' facile, sta bene di famiglia, ha viaggiato, e' stato all'estero, sa le lingue. Noi cosa siamo, Pierre?
- Dei patacca, ecco cosa. Ci va bene tutto. Ci van bene i ricchi, ci van bene i poveri, ci va bene lavorare come muli, ci van bene i celerini che ci spaccano la testa quando andiamo in piazza, ci va bene che se due giovani si amano non possono dirlo a nessuno.
- Non possiamo cambiarlo io e te il mondo, Pierre. Anche se io lascio Odoacre e sputo su tutto quello che ha fatto per me e per mio fratello, cosa facciamo dopo? Dobbiamo andarcene da Bologna, perche' qui ci tirerebbero le pietre tutti quanti, lo sai. E a me mi darebbero della puttana, perche' ho lasciato il dottor Odoacre Montroni per il Re della Filuzzi. Uno spiantato che fa il barista. Dove andremmo?
Angela si rese conto di aver alzato la voce e si zitti' di colpo. Accarezzo' la testa di Pierre, ma lui rimase impassibile.
- Hai qualcosa di strano. Qualcosa che non capisco. Dobbiamo approfittare di questi momenti, non pensare alle cose brutte. Lo so che prima o poi dovremo smettere di vederci, ma fino ad allora tienimi stretta e cerchiamo di essere felici. Ti prego.
Pierre spense la sigaretta e l'abbraccio', senti' il respiro caldo di lei contro il petto, le bacio' il viso, poi vide le lacrime.
- Non piangere. Quando e' ora sparisco senza fare rumore. Forse vado via.
- Dove? - chiese lei tirando su col naso.
- Non lo so ancora. Forse in Jugoslavia, da mio padre.
Angela cerco' il suo sguardo - Davvero vuoi andar via?
- C'e' questa storia di mio padre, mi tornano indietro le lettere. e' da quando c'ho tredici anni che voglio rivederlo e visitare un paese diverso da questo, un paese socialista, dove abbiamo vinto.
- Odoacre dice che la Jugoslavia e' un paese socialfascista.
Pierre non ne poteva piu' di sentir nominare Montroni. - Be', non lo so, almeno la' la rivoluzione l'hanno fatta. Poi non mi fido di quel che dicono Odoacre, Benfenati e tutti gli altri. Per loro una cosa e' vera se la dice il Partito. Uno deve vedere coi suoi occhi per giudicare. Mio padre non e' mica fascista, pero' e' rimasto la'. Ci sara' pure un motivo, no?
Angela annui' con aria sconsolata: - Queste sono le cose che ti dice Fanti, vero?
- No, dio boia, sono le cose che penso io! - scatto' in piedi, poi freno' l'impeto, rimase in mezzo alla stanza, ingobbito dai pensieri. Si diresse alla finestra sbirciando attraverso le persiane socchiuse.
Lei osservo' l'ombra magra stagliata contro la lama di luce che filtrava.
Parlo' dandole le spalle: - Voglio vedere qualcos'altro, Angela. Quando penso che la mia vita passera' tra la balera e il bar Aurora mi sento morire. Alle manifestazioni, quando prendo le botte, non mi sento un eroe. Mio padre, mio fratello e tutti gli altri hanno combattuto per una buona causa, ma a quelli della mia eta' hanno lasciato solo le storie dei partigiani e le armi a far la ruggine in cantina, per sognare la rivoluzione che non viene mai. Cosa dobbiamo fare? Trovare un buon lavoro, una brava ragazza da sposare, fare figli, aspettare che abbiano l'eta' giusta per ascoltare i nostri racconti, di quando ci picchiavamo con la Celere? Non mi ci vedo a settant'anni a giocare a briscola con Brando e Sticleina. Mi dispiace. Non voglio finire come quelli del bar.
Angela senti' un tonfo dentro, come qualcosa che si spezzava, le lacrime tornarono ad appannare lo sguardo.
Pierre continuo': - Pensare alla rivoluzione, prendere le armi. Tutte queste cose le hanno gia' fatte altri, durante la guerra e prima, quando noi eravamo bambini. Ma quando fanno gli sboroni con gli amici, loro lo sanno che hanno perso. Anch'io c'ho la tessera, ma non voglio vedere il mondo con gli occhi di Montroni o del direttore dell'"Unita'" -. Si volto' verso di lei: - Io voglio andare a vedere e giudicare da me. Voglio qualcos'altro.
Angela si asciugo' gli occhi: - Io facevo la fame prima di sposare Odoacre, e Ferruccio... 
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