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via del prezzo. Pierre non si sarebbe perso il grande Cavicchi per niente al mondo. Poi all'incontro ci sarebbe stato Ettore, quello dei camion, che poteva dargli qualche dritta su come raggiungere la Jugoslavia.
Ormai era sulla porta. Gli agenti, diventati sei, premevano ai lati della folla come una forbice per tagliar fuori gli ultimi spettatori. Si schierarono proprio quando Pierre era sicuro di avercela fatta.
- Basta, tornate a casa, non entra piu' nessuno.
Grida e insulti dalle decine di esclusi. Pierre riconobbe il celerino che lo aveva bastonato al corteo per le vittime di Mussomeli. Non ci penso' due volte, prese la rincorsa col busto, appoggiandosi a quelli dietro, e parti' a testa bassa per rompere il blocco. Presi alla sprovvista, cercarono di stringerlo, ma era troppo tardi. Uno si prese una ginocchiata, l'altro la mano in faccia, poi Pierre riusci' a farsi inghiottire all'interno, mentre dietro di lui si scatenava un putiferio.

Trovo' un posto a sedere nelle tribune piu' alte. Il tizio di fianco a lui mangiava brustulli a ripetizione. Intorno ai piedi aveva un tappeto di bucce. Tra un seme di zucca e l'altro gli rivolse la parola:
- Hai visto quanta gente? Altro che pallacanestro! Fanno bene a tirarlo su in fretta, quel nuovo Palasport, ma per Cavicchi, mica per la Virtus.
- Se continua cosi', - aggiunse Pierre, - non bastera' lo stadio comunale. In due anni e' campione d'Europa.
I primi due della serata fecero il loro ingresso sul quadrato. Bernardi veniva da Ferrara, e raccoglieva i fischi dei campanilisti, sulla scia dell'odio calcistico tra Bologna e Spal. Malavasi, invece, era nato dentro le mura, ma molti se lo ricordavano con la divisa della Brigata nera. Gli insulti dei compagni erano tutti per lui. Arbitrava l'incontro il signor Cinti di Ancona.
Incontro? Si fa per dire. Dopo le prime due riprese, "Brustulli" comincio' a lamentarsi con Pierre.
- Ma cos'e' questa roba, pugilato? Fanno schifo, 'sti due.
Spinte, abbracci, strattoni e non un pugno che fosse uno.
Alla quarta, dopo due richiami dell'arbitro per scorrettezze, il pubblico comincio' a fischiare. Chi urlava che il ferrarese avrebbe fatto meglio ad allevare anguille, chi chiedeva di salire lui, sul ring, per dare una lezione al fascista. Cosi' la boxe, che languiva sul quadrato, si accese sugli spalti.
Un tizio basso e tarchiato, rosso in faccia come il culo di un babbuino, si avvicino' a Pierre con aria minacciosa.
- E te, bel bimbo, vaglielo a dire a quelli del tuo bar, che Malavasi ha cercato di combattere e l'altro no.
- Macche' combattere! - gli disse qualcuno a una spanna dal naso. - Voialtri fascisti siete buoni solo per le pallottole.
Il gancio arrivo' come un fulmine sullo zigomo di Brustulli. Non era lui ad aver parlato, ma uno con due spalle cosi', troppo grosso per quella mezza sega del fascista. Pierre si tuffo' sul provocatore, piazzando una sventagliata di gomito alla mandibola. Quello cadde all'indietro e Pierre sopra, mentre tutt'intorno si accendeva la mischia.
Sull'altro fronte, l'arbitro sospendeva l'incontro. Renato Torri della "Sempre Avanti" afferro' un microfono per invitare il pubblico alla calma, minacciando di interrompere subito la serata.
All'idea di perdersi Cavicchi, Pierre lascio' la presa sull'avversario, abbandonandosi alle molte braccia che cercavano di staccarlo. Prese un brutto calcio nello stomaco, proprio mentre si allontanava. Rispose con uno sputo, centro' il piccoletto sulla pelata, poi anche quello venne immobilizzato e portato via mentre continuava a sbraitare.
- Sei Pierre del bar Aurora, vero? Il fratello di Nicola Capponi?
Il tizio che aveva minacciato il fascista era in piedi dietro di lui. Pierre si tiro' su e rispose: - Sono io, si'. E te chi sei?
- Mi chiamo Ettore. So che dovevi parlarmi.
Un'ovazione saluto' l'arrivo di Cavicchi. Pierre si scordo' di applaudire: - Vogliamo fare adesso o aspettiamo che finiscono?
- Aspettiamo, - disse l'altro. - Vediamo cosa combina Checco, poi andiamo a
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