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cent'anni, e senza disgrazie.
Dite che ci dobbiamo sbrigare, che c'avete da fare? Certo, sicuro, voi mi dovete scusare ma io non capisco piu' niente, perche' a me qua dentro il tempo e' l'unica cosa che non mi manca, anzi e' troppo, non passa mai.
Si', va bene, voi mi dite che siete a conoscenza di questa pazzia del televisore, io vorrei sapere perche' proprio io, che me ne facevo io di un coso cosi', credetemi, gli ho spiegato, ho pianto in cinese, avvoca', ma quello niente, non mi crede.
Chi? Come chi?
Avvoca', il commissario Cinquegrana, e chi senno', quello si e' fissato con me, ha deciso di farmi schiattare qua dentro, per dare retta a chissa' quale infame, chissa' quale grandissimo figlio di buona donna, con rispetto parlando, insomma per dare retta a qualche malamente che ha deciso di inguaiarmi. Perche' io ormai sono rovinato, questo e' chiaro, avvocato. Ho spiegato, ho raccontato tutto al commissario, ma proprio tutto, pure la storia della madonna del '48, non vi mettete le mani in faccia, avvoca', non ve la racconto, non vi preoccupate. Gliel'ho detto che stavo dalle suore a Santa Teresa, a dare qualche regalino alle creature piu' sfortunate, poi giusto un paio d'ore con Lisetta mia, che io, avvoca', esco pazzo per Lisetta mia, anche se quella ogni tanto mi manda al manicomio, e adesso manco so dove sta, e' venuta a trovarmi un mese fa e da allora chi s'e' visto s'e' visto. Ma niente, acqua fresca, a quello da una parte gli entra e dall'altra gli esce, quello che dico io. Il commissario Cinquegrana, intendo.
Che me ne facevo io di un televisore? E fosse solo quello, mo' pure queste domande su don Luciano, con rispetto parlando, e quell'altro, chi lo conosce, morto ammazzato, che ne so io?
Voi dite che dobbiamo pensare al televisore, e va bene, pensiamoci. Voi dite che alla polizia insistono che mi hanno visto quel giorno vicino alla base americana di Agnano, che sono sicuri? Mannaggia, avvoca', mannaggia, io sono un povero sventurato!
Perche'? E come faccio adesso a dirvelo, che la malasorte si accanisce sempre contro i poveri cristi, come si dice, il cane mozzica lo stracciato.
Voi dite che devo parlare piu' chiaro, che non si capisce dove vado a parare. E va bene, mannaggia!
La mia sfortuna e' che io quel giorno la' vicino ci sono andato veramente a portare Lisetta mia... no, no, avvoca', non vi mettete le mani in faccia, non vi pigliate collera. Ve lo dovevo dire, no? L'accompagnai dai Vergini fino a la' con il carretto a pedali, una faticata, avvocato, che non potete credere, ma per Lisetta io farei qualsiasi cosa, che forse e' proprio quella la disgrazia mia. Lisetta proprio la' doveva andare, alla base americana, e io l'ho accompagnata con il carretto, punto e basta.
A fare che? Io? Ma ve l'ho detto adesso, ah, voi dite Lisetta. Ma che domande fate, avvoca'?


Capitolo 25
Bologna, 11 marzo


Tra lavare i bicchieri, riparare il rubinetto e macinare il caffe', Pierre aveva fatto tardi.
Si frugo' le tasche per essere certo di avere il biglietto, inforco' la bicicletta e parti' di scatto in direzione di via Ugo Bassi. Non era solo per trovare un buon posto. All'ultimo incontro di Cavicchi c'era un tale pigia pigia che la Celere aveva lasciato fuori anche chi aveva pagato.
Una folla eccitata premeva all'ingresso della vecchia Sala Borsa. Addosso' la bici al muro e si butto' nel mezzo, deciso a entrare a qualunque costo.
Cavicchi Franco detto Checco, il colosso di Pieve di Cento, era un idolo per Pierre. Il suo pugile preferito. Grosso come una montagna, determinato e generoso. Tutti i giorni faceva sessanta chilometri di bici per venirsi ad allenare a Bologna, alla mitica "Sempre Avanti" di via Maggia, societa' di gloriose origini socialiste.
Tre celerini gia' rompevano i maroni, che la sala era completa, che la si smettesse di spingere.
Pianto' i gomiti nelle costole davanti a lui e con due mosse d'anca guadagno' parecchie posizioni, tra le proteste generali.
Era solo. Gli altri moschettieri avevano rinunciato per
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