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una volta all'anno. Non torno' piu': troppo pericoloso. Continuarono a scriversi, al ritmo che permettevano le Poste: una lettera ogni cinque o sei mesi.
Aggrappati a quelle, Pierre e Nicola ricevettero le notizie piu' grosse: il babbo aveva ottenuto un incarico importante, si era risposato con una partigiana jugoslava, aveva scelto di stare con Tito anche dopo il '48 e la rottura con Stalin.
Le ultime due scelte avvelenarono il sangue di Nicola. Mando' a cagare il mondo e del padre non volle piu' sentir parlare.
Nel frattempo era arrivata l'offerta per gestire un bar a Bologna. Nicola Capponi era invalido di guerra, eroe della Resistenza, e il Partito aveva fatto pressioni sul compagno Benassi perche' gli desse in gestione il bar Aurora. Cosi' anche Pierre pote' lasciare l'officina, salutare zia Iolanda, trasferirsi in citta'.

***

Pierre si sedette al tavolo, Gas centellinava in vermouth immerso nei suoi pensieri. Fisso' il ragazzo con aria interrogativa. Poi capi' che voleva qualcosa. Il sesto senso da uomo d'affari gli permetteva di leggere nell'animo degli altri. Almeno cosi' credeva. Si distese sulla sedia e fece schioccare un paio di volte l'accendino americano. Il fumo della sigaretta volteggio' sulla pelata lucida.
Pierre rimase serio, non era li' per comprare accendini.
Disse: - Se ne parli con qualcuno ti vengo a cercare e ti spezzo le gambe.
Gas sorrise e sbuffo' fuori alcuni anelli di fumo.
- Sono vincolato al segreto professionale, dovresti saperlo. Senza discrezione, niente fiducia. Senza fiducia, niente affari. Chiuderei baracca in quattro e quattr'otto.
Era sempre soddisfatto quando poteva sciorinare le sue massime di filosofia affaristica.
Si fissarono ancora per un lungo minuto.
Poi Pierre chiese: - Come si fa ad andare in Jugoslavia?
Gas annui' tra se', meditabondo, tirando ancora un paio di boccate, come se gli avessero sottoposto un quesito esistenziale.
- Come mediatore commerciale ti posso indirizzare sulle persone giuste. Ma sono tenuto ad avvertirti che si tratta di gente spiccia. Gente che non puoi prendere per il culo, non so se mi spiego.
- Faccio sul serio.
La pelata luccico' sotto il neon.
- Dopodomani combatte Cavicchi. Alla Sala Borsa. Vacci e chiedi di Ettore. Di' che ti mando io. Se c'e' uno che puo' darti una mano e' lui, ma non garantisco niente.
Pierre si alzo': - Il vermouth lo offro io. E a buon rendere.


Capitolo 24


Dal colloquio di Pagano Salvatore con l'avvocato d'ufficio, nominato dalla Procura circ. del Trib. di Napoli, dott. Carlo Ercolino, in data 10 marzo 1954.

Meno male, avvocato! Meno male, fatemelo dire, che ormai pensavo che mi lasciavano schiattare dentro questo inferno!
E come faccio, avvocato, come faccio a stare calmo, qua e' l'inferno, sono piu' di due mesi, non si puo' avere un'idea di come si vive qua dentro. Avvocato, ci stanno piu' zoccole dentro il braccio mio che in tutta la Sanita', e voi lo sapete quante zoccole ci stanno dentro la Sanita', mamma mia! E quello che ci da'nno da mangiare, non ne parliamo, con rispetto parlando, avvoca', ci da'nno la mmerda, che fuori da qua manco i cani se la mangerebbero, e secondo me neanche le zoccole della Sanita', che situazione!
Poi, innocente come il bambino all'altare, capite avvoca', vi rendete conto?
Si', si', va bene, scusatemi, avvoca', ho capito, mi calmo, ma qua uno si scorda di come si campa, poi il freddo, nu fridd' 'e cane, con una coperta tutta incotechita e mezza mangiata dalle zoccole, mamma mia che situazione, ma adesso sto piu' calmo, scusate, ma fatemi dire un'altra cosa. Voi sicuramente dovete essere un grand'uomo, si', un grand'uomo, non vi diminuite, perche' solo un grand'uomo si potrebbe prendere l'incarico di un povero disgraziato senza una lira come Pagano Salvatore. Perche' sia chiaro, avvocato, che io non c'ho una lira, avete capito.
Dite che e' vostro dovere? Che siete stato nominato d'ufficio? E che vuol dire, non fa niente, siete un grand'uomo lo stesso, quelli come voi devono campare 
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