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strepiti, sceneggiate per un nonnulla. Non li sopportava. Si sentiva vittima di un copione in cui tutti avevano una parte e lui nemmeno una battuta. E pero' era costretto a muoversi sul gigantesco palcoscenico della citta'. Ogni giorno si sentiva sprofondare, invischiato in quel ritmo lento, contrario a ogni dinamismo. Stefano Zollo meritava qualcosa di meglio, ne era convinto. In fondo era sempre stato bravo nel suo campo. Pulito, ordinato. Mai commesso errori. Mai un appunto. Una volta un tale a cui aveva appena confezionato un paio di scarpe in calcestruzzo gli aveva chiesto di portare cinquecento dollari alla sua ragazza, perche' non aveva potuto salutarla. E lui lo aveva fatto. Avrebbe potuto intascarseli, spenderli in un bel regalo per una delle amanti, invece no, era andato a quell'indirizzo e aveva consegnato i soldi alla donna. Aveva detto solo "Da parte di Sal. e' dovuto partire in fretta per un lungo viaggio". Nient'altro. Impeccabile. Puro stile. Ci aveva sempre tenuto.
A Napoli la discrezione non era di casa. A Napoli si urlava. Schiamazzi e grida per qualsiasi cosa. Tutto quel litigare per le briciole: insopportabile.
Per questo da alcuni mesi aveva deciso di agire. Basta rimuginare soltanto, cambiare i piani ogni mese, ogni settimana. Questa volta l'idea era davvero buona. E come molte buone idee, richiedeva pazienza e perseveranza, ed era anche estremamente rischiosa. Ma a trentacinque anni suonati Zollo aveva capito di essere disposto a correre
Il rischio pur di non ammuffire su quel golfo pestilenziale, facendo l'autista a un vecchio gangster impenitente. Cosi' aveva deciso di giocarsi il tutto per tutto.
Guardo' nel retrovisore per assicurarsi che l'altra macchina li stesse ancora seguendo, poi svolto' a destra in direzione degli scavi.

Dall'altra macchina scesero nell'ordine Victor Trimane, una ragazza della buona societa' napoletana aggregata per l'occasione, e un bellimbusto amico del giovane Anastasia con relativa amichetta. Si incamminarono lungo il sentiero che accedeva alla citta' romana, Luciano in testa con il suo ospite. Gli scavi erano chiusi, ma per la visita di don Luciano e dei suoi amici nessun guardiano avrebbe fatto obiezioni.
- Vedete quanto spazio, my friends? E le strade. Vedete queste pietre grandi tra un lato e l'altro della strada? Erano come le nostre strisce pedonali, si'. Per attraversare a piedi, senza sporcarsi nel fango. E le ruote dei carri passavano in mezzo. Che idea, eh? Gli antichi romani la sapevano lunga. Pompei era un posto di villeggiatura, ci venivano i ricchi per riposare, per stare lontani dalla grande citta'. Buon clima, il mare vicino, terra buona per il vino e per l'ulivo. I romani avevano il gusto della bella vita, amici, sapevano sceglierseli i posti.
Una delle ragazze affianco' il vecchio: - Deve essere stato orribile quando il vulcano e' scoppiato e ha sommerso tutto.
Luciano incrocio' le mani dietro la schiena: - e' questo il fascino di Pompei, mia cara. Qui il tempo si fermo'. All'improvviso. E nessuno tocco' niente. Tale e quale. Guardate qua: questa era una taverna. In questi buchi ci tenevano il vino e lo vendevano a bicchieri, cosi'.
Luciano fece il gesto di raccogliere un calice di vino dalla cavita' che si apriva lungo il muretto basso.
- Che civilta'! Immaginate questa strada piena di gente, di schiavi che portano roba, di lettighe e carrozze. E i venditori che strillano. Piu' avanti c'e' il Foro: dove i notabili parlavano della politica e d'u business.
Il gruppetto si inoltro' in mezzo alle rovine. Una delle ragazze si fermo' a un crocicchio: - Cosa sono queste scritte?
- Advertisement. Come si dice qui, "la re'clame".
La ragazza guardo' il vecchio boss perplessa: - Pubblicita'?
- Per il mestiere piu' antico del mondo, darling.
La ragazza arrossi', mentre i due giovani americani alzavano il naso curiosi.
- It's a whorehouse. I clienti soddisfatti facevano pubblicita' alle bottane!
I due autisti seguivano qualche passo piu' indietro. Zollo accese una
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