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era un bel peso. Mio padre invece, non aggiungo altro. Fratelli, sorelle, magari ce n'ho pure parecchi, ma nessuno mi ha mai avvertito.
E gia' che ci siete, quando andate dalle suore, chiedetelo a loro, se sono un delinquente, come dite voi. Quelle non vi dicono mica le bugie, lo sapete. Salvatore Pagano? e' 'nu bravo guaglione, si', sempre appresso ai cavalli, alle scommesse, ma che volete, quello deve campare. Perche' a quelle, alle suore, nemmeno le scommesse piacciono assai. Che se uno scommette troppo fa piangere Santa Teresa. Cosi' ci dicevano. Ogni peccato c'ha il suo santo che piange, e piu' e' grave il peccato piu' il santo e' importante. Ma scusate, vi stavo dicendo delle suore. Salvatore Pagano? Non ha mai rubato nulla, vi direbbero, a parte qualche caramella, e si', vabbuo', pure qualche sigaretta, e una volta, ma proprio una volta soltanto, una bottiglia di vino dalla cantina, ma un televisore, quello e' troppo, e dove l'avrebbe messo un televisore? No, no, Totore e' 'nu bravo guaglione, cosi' vi direbbero.
Che poi, guardate, per dimostrarvi che con voi voglio essere sincero fino in fondo, come in un confessionale, oltre le caramelle e le sigarette e la bottiglia di vino, quella volta, ma una volta soltanto, eh?, ci sta pure un altro fatto. E questo non credo le suore ve lo verrebbero a raccontare, perche' insomma, anche loro, in questo caso, ci siamo capiti, no? E quella e' proprio la cosa piu' grossa che ho mai fatto, a fin di bene, sicuro, una cosa giusta, sissignore, che altrimenti le suore mica me lo lasciavano fare, abitavo ancora mezzo con loro, ai tempi. Si', mezzo, insomma, a meta', un po' e un po', il giorno me ne stavo per conto mio e la sera tornavo da loro a dormire. Avevo tredici anni, allora.
Vi ho detto, no, che ci sono certi amici, ma pochi, e altri amici ancora che mi conoscono pure Totore 'a Maronna? No, no, non v'inquietate, non sto cambiando discorso un'altra volta. Questo ha a che vedere con quella cosa grossa, ma giusta, che ho fatto tanto tempo fa, quella delle suore. Insomma, vi dicevo, mi chiamano cosi', Totore 'a Maronna, per il fatto che io, non proprio da solo, anzi, con altre persone, ho fatto piangere la Madonna. Che c'entrano le bugie, scusate? Quello e' un modo di dire. No, queste Madonne qua non le ho mica fatte chiagnere con le bugie. Quelle piangevano per davvero. Cioe', per davvero no, mica era un vero miracolo, era una bugia, pero' piangevano, eccome. Non avete capito? Ve lo spiego meglio: queste altre persone con cui stavo davano una mano ad altre persone ancora, persone importanti, pezzi grossi. Questi pezzi grossi andavano in moltissimi paesi intorno a Napoli, posti come Acerra, Marano, Afragola, parlavano delle loro cose, facevano propaganda, raccontavano i loro progetti. Mentre quelli se ne andavano, e la gente era ancora quasi tutta li', sotto il palco, che questi pezzi grossi parlavano da sopra un palco, arrivavamo noi. Cioe' quelle altre persone insieme con me. E io non e' che dovevo fare molto, mi mandavano nella chiesa del paese, insieme con il parroco, che pure stava con noi, e a un certo momento io dovevo correre fuori, a fare il pazzo, a dire che avevo veduto la Madonna piangere, che era un miracolo, currite! che una vecchiarella che stava con me era svenuta dallo spavento. E c'erano delle volte che quelle altre persone che stavano con me avevano sistemato una pompetta d'acqua dentro la statuina della Madonna, e quella piangeva per davvero, cioe', non proprio davvero, non era un miracolo, ma insomma pareva che piangeva. Ma altre volte non c'era bisogno, bastava che quelli del paese vedevano questo guaglione e questa vecchiarella che dicevano si', che la Madonna aveva pianto, l'avevano vista loro, proprio mentre quel pezzo grosso diceva che bisognava votare per lui, croce sulla croce, altrimenti altro che Madonna, altro che Italia, arrivavano quelli che se magnavano 'e criature e... Non la volete sentire questa storia? Gia' la conoscete? Va bene, va bene, non dico piu' niente, ve
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