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fidanzato, Odoacre, a firmare l'assunzione di responsabilita'. Ferruccio era tornato a casa.
- Allora, come vanno le cose? - domando' Angela all'infermiere, come da copione. Lo chiedeva tutte le volte, anche se conosceva gia' la risposta. "Non c'e' male, signora Montroni, facciamo progressi".
-... fa un po' fatica a dormire, si sveglia, vuole fare colazione alle tre del mattino, insiste per avere le sigarette, poi durante il giorno si mette tranquillo e non da' quasi problemi.
"Si mette tranquillo". "Non da' problemi". Il modo per dire che il nuovo calmante faceva effetto. A Villa Azzurra erano bravi, e il cognato del dottor Montroni, figurarsi, era trattato con tutti i riguardi. Anche Marco, l'infermiere, ottima persona, si vedeva che s'era affezionato a Ferruccio. Pero' non c'era niente da fare: li' dentro "stare bene" significava "non dare problemi". Se suo fratello si alterava e dava uno schiaffo a qualcuno, allora stava male. Se rimaneva tutto il giorno in giardino, con tre gradi sotto zero, a fissare le nuvole, allora tutto a posto, stava bene.
- Se non e' sul dondolo vicino al pozzo, lo troviamo sotto il cipresso, sulla solita sedia, - disse l'infermiere spalancando la porta a vetri che dava sul parco.
Un paio di vecchi sfidavano il freddo. Passeggiavano sul vialetto delle statue al braccio di figli o nipoti. Un'anziana signora con mezza faccia avvolta da bende si dedicava a improbabili lavori di giardinaggio, mentre due uomini sedevano a chiacchierare su una panca di pietra, sotto un cespuglio di tasso spolverato di neve. Passandogli accanto, Angela si accorse che ognuno parlava per conto suo.
- Ciao, ciao. Ce l'hai una sigaretta? - disse Ferruccio senza voltarsi, quando il crepitio di foglie secche lo avverti' dell'arrivo della sorella.
- Ciao, Fefe, - Angela lo abbraccio' alle spalle e lo bacio' sulla guancia. - Vieni, c'e' il tassi' che aspetta fuori.
- Andiamo a fare la passeggiata?
- Non ho le scarpe adatte, Fefe, bisogna almeno che passiamo da casa.
Un braccio frusto' l'aria per allontanare la proposta: - No, no. Stiamo qui allora. Stiamo qui.
- Ma qui ci stai tutti i giorni, scusa, sempre chiuso qua dentro, - obietto' Angela, poi comprese il motivo delle resistenze del fratello. - Guarda che Odoacre non e' a casa, doveva incontrarsi con un amico, e' in giro.
- Ce l'hai una sigaretta? - domando' Ferruccio tirandosi in piedi e mimando con la mano il gesto di chi fuma. Angela gli allungo' il pacchetto.
- Me lo posso tenere, vero?
Angela fece di si' con la testa, rassegnata. Ci voleva sempre un po' di tempo prima che Ferruccio si lasciasse andare. Almeno un'oretta, poi si distraeva, lasciava perdere le sue fisse, smetteva di chiederti la sigaretta, o l'ora, o come mai eri andata a prenderlo. Dopo era come stare con una persona normale, a parte che qualche volta non rispondeva a tono e cambiava discorso all'improvviso.
Il tassista si era addormentato. Angela picchio' sul finestrino e quello sobbalzo' come l'avessero svegliato nel cuore della notte. Alzo' il palmo per scusarsi e si precipito' fuori per aprire la portiera.
- Gliel'ho detto, sa, a mia moglie, che non mi deve fare il fritto quando c'ho da lavorare, ma lei non la capisce. Prima o poi, finira' che faccio un incidente e allora, no, macche', cioe', si fa per dire, ci mancherebbe, quando guido poi sono sveglissimo, ma magari ecco, ci perdo dei clienti.
- Ce l'hai una sigaretta? - incalzo' Ferruccio non appena fu a sedere.
- Una sigaretta? Ah, be', certo, come no.
- Fefe, ma quale sigaretta? - intervenne Angela. - Te n'ho appena dato un pacchetto intero!
Ma quello aveva gia' allungato la Chesterfield oltre la spalla e Ferruccio se n'era impadronito con gesto fulmineo. Il bello era che non fumava. Tutti i lunedi', a Villa Azzurra, faceva il giro delle camerate e offriva sigarette ai malati, agli infermieri, ai dottori. Gli sorridevano tutti, lo ringraziavano, e lui si sentiva felice.
- Perche' sei venuta a prendermi, oggi? - domando' ancora.
- Perche' e'
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