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bestie. Non riusciamo a dare un lavoro a tutti. Non ci lasciano lavorare nemmeno a noi. Senti a me, t'e' andata bene. Il camion l'hai riavuto, e mi devi credere, e' una fortuna, che qua hanno smontato le portaerei, si sono venduti le navi americane intere. Listen to me: un piccolo risarcimento ce lo metto io. Ti metto altre cinque casse di sigarette e una di whisky, per non lasciare il camion vuoto. E tu te ne torni a casa contento e con la benedizione di don Luciano. Ok, goombah?
Ettore si guardava la punta delle scarpe con la cicca arroventata tra le labbra. Doveva solo fare la parte, che gli veniva bene, perche' infuriato era infuriato, ma non si poteva fare altro. Il camion, quello era fondamentale.
Alzo' lo sguardo, tenendolo per qualche secondo negli occhi dell'americano. Fece un cenno a Palmo, che non smetteva di girare intorno al camion per controllare che fosse intero.
- Ce ne andiamo.
Tornavano a Bologna, da Bianco.


Capitolo 9
Bologna, 22 gennaio


Un villino fine Ottocento trasformato in condominio. Via San Mamolo, quartiere benestante ai piedi dei colli. Dietro il massiccio portone, odore di tabacco profumato al bourbon e note sbilenche di jazz giu' per le scale.
Pierre sali' di corsa e se lo trovo' di fronte sul pianerottolo, alto e ancora slanciato, pipa stretta nelle labbra e sguardo assorto.
- Scusate il ritardo, professore, mio fratello non la smetteva piu'.
- Non importa, Pierre, prendi fiato e intanto accomodati, che il te' si raffredda.
Renato Fanti fece strada nel corridoio. Lungo e stretto, oltre la porta a vetri sbucava nel salone. Quella sola stanza, con divano a fiori e mobili scuri, era grande all'incirca quanto l'intero appartamento dei fratelli Capponi. Pierre non smetteva di ammirarne l'arredamento elegante, le tende ricamate, la libreria fitta di volumi, il vecchio pianoforte a muro che nessuno suonava. Sul tavolo ovale, come ogni venerdi', teiera fumante e biscotti alle uvette.
- Questo e' Darjeeling, uno dei migliori te' del mondo. Lo producono in India, a milleottocento metri d'altezza, - spiego' il professore. Ogni settimana, un te' diverso.
Pierre riempi' le tazze e aggiunse una nuvola di latte, all'inglese. Prima della lezione c'era sempre tempo per le ultime notizie.
- Avete letto del processo a Djilas? Incredibile vero? Un mese fa diventa presidente del Parlamento jugoslavo, adesso lo destituiscono e lo cacciano dal Partito.
- Il giornale non lo leggo spesso, lo sai. Pero' ne ho sentito parlare molto, - e indico' dietro le spalle la vecchia, ingombrantissima radio. - Succedono cose strane in Jugoslavia, e' vero. Tuo padre che ne dice?
- Mio padre... mio padre non dice niente. Djilas lo conosce, sapete? Ne avrebbe da dire, ma e' quasi un anno che non ho notizie. Doveva scrivere per Natale, invece niente.
Fanti noto' l'espressione di Pierre: - Un mese di ritardo puo' dipendere dalle Poste, no? La Jugoslavia sembra vicina, ma non si puo' mai dire. Per questo preferisco i piccioni.
- Ma, vedete, - rispose Pierre senza alzare lo sguardo, - e' tutto un insieme di cose. L'ultima lettera e' arrivata a marzo, poche righe soltanto, una brutta notizia... Poi dieci mesi di vuoto e adesso questa cosa di Djilas.
- Tuo padre stava dalla sua parte?
- Eh, si', qualcosa del genere, anche se negli ultimi anni ce l'aveva un po' con tutti. Diceva che l'avevano scaricato, che un italiano con incarichi importanti dava fastidio.
Il professore presso' il tabacco nella pipa. La fiamma dell'accendino ravvivo' la brace e le labbra schioccarono in rapide boccate:
- Non credi che sarebbe tornato in Italia se le cose si fossero messe davvero male?
- Be', vedete, qui da noi non e' che va poi tanto meglio, anzi, per niente.
- Che vuoi dire?
- Si', insomma, lui e' un "traditore", capite? Sul fronte jugoslavo, nel '43, ha mollato l'esercito, ha ammazzato un ufficiale ed e' andato nei partigiani. Qua in Italia lo mettono in galera. Se almeno aveva il Partito dalla sua, poteva scavarsi qualche anno, invece no, lui e'
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