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trentennale di tessuto secco e bianchiccio.
Ogni settimana le manicure piallavano e limavano, spargevano unguenti, ammorbidivano le mani di Cary, mani che ogni donna dell'universo mondo avrebbe voluto sotto la sottana o intente a sbottonarle la blusa, ma il tessuto calloso riprendeva a escrescere, souvenir della vita precedente, il passato di Archibald Alexander Leach.
Mani sul pavimento in centinaia di capriole, attrito sulle funi di mille volteggi, bagagli trasportati da una citta' all'altra, centinaia di teatrini e music halls, truccarsi, saltare. Bob Pender's Nippy Nine Burlesque Rehearsal. Funamboli, clown e prestidigitatori, ogni sera e matine'e di fronte alla classe lavoratrice del Regno.
Pender diceva: "Su, ragazzo, te la devi guadagnare la pagnotta. Non basta saper camminare sulle mani, per fare il teatro!"
Dalle quinte, mentre sul palco s'esibiva lo straordinario mago Devant, Archie s'incantava a guardare gli occhi del pubblico piu' giovane, vibranti nel riverbero delle lampade. Archie leggeva quegli occhi, la sorpresa, il sogno, la temporanea fuga da una vita di merda e lavoro. Occhi di giovani gia' traditi dal proprio avvenire ma pronti a reagire con un'alzata di spalle e un chissenefotte, fasciati nel vestito buono un po' liso, non rigidi ne' ingessati, sfrontati e sogghignanti in coda per i biglietti, di nuovo bambini di fronte ai saltimbanchi e ai trucchi di un illusionista.
Gli occhi del ragazzino di Bristol che, un fatidico pomeriggio d'agosto del 1910, era rimasto ipnotizzato dalle pantomime e acrobazie di Bob e Doris Pender, tanto da volerli seguire, essere attore, allontanarsi da un padre evasivo e dal vuoto di una madre scomparsa. Teatro Empire-and-Hippodrome, si spengono le luci...

L'inglese con le pezze al culo aveva solcato l'Atlantico per compiere un'impresa titanica: inerpicarsi sulla montagna piu' alta dando l'impressione di affrontare una misera collinetta, anzi un dosso, un gradino, muovi un piede dietro l'altro senza nemmeno darti la pena di pensare.
Cary Grant.
Quant'era rimasto attonito, alla fine degli anni Trenta, l'uomo del nuovo secolo! Lo stupore s'accompagnava alla consapevolezza: chi non aveva mai desiderato quella perfezione, strappare all'iperuranio l'Idea di "Cary Grant", donarla al mondo perche' il mondo cambiasse, e infine perdersi nel mondo trasformato, perdersi per non riemergere piu'? La scoperta di uno stile e l'utopia di un mondo dove coltivarlo.
Nel mentre, faceva carriera e proseliti un imbrattatele austriaco i cui discorsi centravano il cuore del Volk "a colpi di maglio", e un lontano clangore di armi preannunciava il peggio, lo scontro di due mondi.
Contro il mondo di Cary Grant, l'Imbrattatele aveva perso con disonore, in una pozza di sangue e feci.
D'accordo, merito anche dell'inverno russo, ma una cosa era certa: L'Uomo Nuovo, almeno per il momento, non avrebbe avuto le braghe infilate in stivali di cuoio alti due piedi, per marciare al passo dell'oca.
L'Uomo Nuovo, semmai, si sarebbe rispecchiato in Cary Grant, perfetto prototipo di Homo Atlanticus: civile, ma non noioso; moderato, ma progressista; ricco, certo, magari ricchissimo, ma non arido ne' tantomeno imbolsito.
Persino alcuni tra i piu' acerrimi nemici del capitalismo, dell'America, di Hollywood, erano disposti a concedere che, certo, un conto era il bambino e un altro l'acqua sporca.
Cary Grant, nato proletario, e per giunta con un nome ridicolo, aveva sfidato la sorte con l'ardore dei migliori esponenti della sua classe. Si era negato in quanto proletario, e ora faceva sognare milioni di persone. Cio' che era stato ottenuto da un individuo, a maggior ragione sarebbe stato ottenuto da tutto il resto della classe operaia.
Cary Grant era la dimostrazione che il progresso esisteva e andava nella direzione giusta almeno fin dall'Uomo di Cro-Magnon. Il socialismo avrebbe coronato tale impressionante serie di risultati con la giustizia sociale, l'armonia tra gli esseri umani e la liberazione d'ogni energia creativa. Nella
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