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senza accorgersene, per il puro piacere di ballare. Per lui era l'occasione di provare i ritmi piu' rapidi con una ragazza invece che col solito Brando. Con tutta l'amicizia del mondo, era un'altra cosa.
Poi, oltre la musica, una voce maschile spicco' tra le altre, rompendo la magia della danza: - Adesso basta, io gli spacco la faccia!
Pur concentrato sul ritmo, Pierre percepi' che qualcosa non andava, che il brusio montante non era solo di ammirazione e che la frase appena risuonata non prometteva nulla di buono. Sfrutto' una piroetta per girarsi a guardare. Un tipo tarchiato si liberava proprio in quel momento dalla stretta di due persone e gli veniva incontro con aria minacciosa. Il re della filuzzi prolungo' il volteggio di un giro e mezzo, e gli fini' proprio addosso, sfruttando l'effetto sorpresa e la rincorsa per rovesciarlo a terra. Le cose precipitarono. Brando si prese un pugno sull'occhio senza vedere chi glielo mollava, Gigi incravatto' da dietro un bassettino, mentre Sticleina era gia' per terra a strattonarsi con uno molto piu' grosso di lui. Immancabili, alcuni pacieri cercavano di calmare gli animi, di mettersi in mezzo, di trattenere i piu' agitati.
- Da'i, ragazzi, che non e' il caso!
- Va' la', siam qua tutti per divertirci.
- Bo'na, Pirein, che Pompetti chiama i pulismani!
Gli spintoni e le botte non durarono piu' di dieci minuti, il tempo sufficiente, per i piu' agitati, a dare e ricevere almeno un cazzotto, necessario invece, per i tranquilli, a convincere i moschettieri del bar Aurora a prendere la via di casa e quelli del Pratello a mettersi buoni.

- Te ne dovevano dare di piu'.
Nicola aveva sempre avuto il sonno leggero. Forse era quel qualcosa che lo rodeva dentro a tenerlo sul chi vive. Forse la guerra. Dalla soglia della stanza lo guardava con disprezzo e commiserazione.
Pierre sprofondo' ancora di piu' nella poltrona, allentando la cravatta: - Invece mi sa tanto che non ci riprovano. Figli di puttana.
Col fazzoletto tampono' la ferita sulla bocca.
- Se c'era nostra madre te le dava lei, altroche'. Sempre dietro a far a botte per un pelo di figa.
Pierre era troppo stanco per discutere, ma tutte le volte che si imponeva di tacere la rabbia aveva il sopravvento: - Lascia stare nostra madre, capito!?
- Fare quest'ora di notte, con la bocca spaccata, e domani mezzo morto dietro il banco. Se zia Iolanda non mi raccomandava di starti dietro, ti davo un bel calcio nel culo e tanti saluti.
- E lascia stare anche zia Iolanda, va'!
La voce roca di Nicola si carico' di disgusto: - Si son rotte la schiena per tirarci su e vedi un po' adesso che bella soddisfazione. Quasi e' meglio che e' morta, la mamma!
Pierre scatto': - Sta' zitto! Cosa vuoi sapere tu? Cosa cazzo vuoi parlare sempre? Sempre a giudicare, sempre a blaterare. Mi piace la figa, si', e allora? Mi piace ballare e sono bravo e tutti mi ammirano, sai?, mi guardano. E non sono soddisfazioni queste? Ma guardati te, sempre dietro al bar, sempre incazzato. Sembra che hai novant'anni!
- Il bar ci da' da mangiare, bello, e se non ti va di lavorare, aria. Vai via, pedalare, vai dal babbo in Jugoslavia, che te lo da'nno la' un bel lavoro, a spaccare dei sassi! Va' la' che ti faceva bene un po' di militare, a te, altro che soffio al cuore! Nella testa ce l'hai, il soffio!
- Ma va' a cagare. Cosa vuoi che vada dal babbo, e' da marzo che non si fa sentire, non sappiamo neanche se e' ancora al mondo! Ma te te ne fotti, vero? Te devi lavorare, sei uno serio, te...
Nicola scomparve nel buio della camera da letto e Pierre rimase li' seduto, quasi sdraiato sulla poltrona. Era indolenzito e stanco e non sentiva piu' il lato destro della bocca. Lo prese una gran tristezza, come ogni volta dopo un litigio col fratello. Non lo odiava, lo sapeva che non era cattivo di suo. Secondo zia Iolanda aveva paura di voler bene alle persone, paura che poi se ne andassero. Comunque, quand'era ragazzino, Nicola gli sembrava un eroe, uno di cui vantarsi con gli altri: - Mio fratello
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