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riempi' la pista, comprese le donne, che di solito non reggevano i tempi vorticosi di quelle danze. Al secondo e terzo giro, il ritmo comincio' ad aumentare. L'organetto di Nino Bonora, sostenuto da contrabbasso e chitarra, pareva non doversi fermare piu'. Al sesto pezzo in scaletta, rimasero in pista solo i moschettieri del bar Aurora. Dai tavoli si alzavano grida di incoraggiamento e applausi per le evoluzioni piu' complicate. Sticleina, accentuando il suo ballare "da donna", si mise a sculettare.
Terminato il pezzo, il chitarrista Aroldo Trigari si avvicino' al microfono per annunciare:
- Tenetevi forte adesso, questa polka e' un vero terremoto!
Bonora attacco' su un tempo velocissimo e i quattro filuzzi seguirono la musica ognuno per se', incrociandosi e ricombinando le coppie a ogni giro. Infilarono quattro figurazioni diverse una dietro l'altra, e alla quinta tutta la sala ebbe un unico respiro, le ragazze stavano aggrappate ai tavoli per paura di essere ribaltate tanta era l'energia con cui Robespierre Capponi eseguiva il famoso frullone a chinino, un modo di ballare in cui rivaleggiavano soltanto lui e Neri Raffaele, detto Felino, del Borgo San Carlo.
Il terremoto polka era l'ultimo pezzo della prima sessione. Dopo quello, l'orchestra attacco' un valzer molto tranquillo. La parte centrale della serata, per gli appassionati, era piu' vicina al liscio romagnolo che alla vera filuzzi. Tuttavia nessuno si lamentava, perche' era l'occasione di invitare a ballare qualche bella fanciulla, e la maggior parte della gente andava li' per quello.
- Andiamo all'attacco? - chiese Gigi, sistemando la cravatta dopo tutto quel ballare.
Pierre si asciugo' la fronte con il fazzoletto. - Fammi almeno prender fiato. Beviamo un bicchiere, poi vediamo.
- Te sta' pur li', allora. Noi andiamo in avanscoperta.
Gigi e gli altri sapevano bene che gli occhi neri di Capponi piacevano a piu' di una ragazza e preferivano precederlo nella scelta della ballerina.
- Ballate, signorina? - si inchino' Sticleina davanti a una moretta prosperosa, con fare da conquistatore navigato.
- Sai ballare anche da uomo?
- Certo, e non solo quello.
Pierre resto' al bancone per almeno tre o quattro giri a sorseggiare un vermouth. Sapeva bene che c'era una ragazza che aspettava soltanto lui. Anche adesso, mentre ballava con un tizio, gli faceva gli occhi dolci a ogni giravolta. Tra l'altro, era quella che si muoveva meglio di tutte. Pierre penso' che doveva essere brava anche alla filuzzi. Finito il ballo, fece cascare la sigaretta e la schiaccio' sotto la scarpa. Attraverso' la pista come piazza Maggiore una domenica mattina, tenendo la mano nella tasca dei pantaloni, sotto la giacca, piu' Cary Grant che mai. Arrivato di fronte alla ragazza, le offri' il braccio e la invito' con lo sguardo e il sorriso appena accennato.
Dopo la prima piroetta chiese: - Come ti chiami?
- Bernardi Agnese.
- Stai qui nel Pratello?
- Si', qua vicino.
A Pierre torno' in mente la regola. Se invitavi a ballare una ragazza di un altro quartiere, dopo il primo giro la dovevi mollare, e lasciarla stare per il resto della serata. Al secondo ballo era gia' "provarci".
Cosi', quando la musica si interruppe, Pierre fece per congedarsi. Proprio in quel momento, per mossa studiata o per caso, alla ragazza si sfilo' una scarpa. Appoggiandosi al suo cavaliere per sistemarla, Bernardi Agnese, questa volta si', dette proprio l'impressione di metterci piu' del necessario. L'orchestra parti' mentre erano ancora avvinghiati, un pezzo veloce che presagiva il gran finale filuzziano. La ragazza del Pratello comincio' a muoversi a tempo di musica e Pierre, dopo una prima esitazione, scordo' la regola e prese a dimenarsi anche lui. Salti, strisciate, evoluzioni e piroette: la coppia spiccava tra tutte per tempismo e agilita'. Tutto intorno il brusio cresceva. Lei sorrideva, era carina, e se la cavava davvero bene anche sul ritmo piu' veloce. Pierre la mise alla prova e lei rispose a tono. Si ritrovarono al terzo ballo 
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