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quell'uscio che entra il freddo!
Capponi guardo' in cagnesco l'amico del fratello, mentre armava la macchina dell'espresso per servirgli il solito caffe' corretto.
- Dove si va stasera, bello? - chiese la Gaggia dal tavolo vicino alla stufa.
- Al Pratello, direi.
- Ah, c'e' della pastura in quel ballatoio li'?
Sticleina rispose con falso rammarico: - Si', ma quelli del Pratello non te le lasciano toccare, le loro donne. e' meglio dire che andiamo la' perche' suona il Trio Bonora.
- Una volta di queste mi portate con voi, eh? Son sicuro che farei ancora la mia figura.
- Si', una bella figura di merda, - si affretto' a commentare Walteru'n, facendo la presa col Be'gato.

Pierre si contemplo' a lungo: scruto' gli occhi scuri, gli occhi di sua madre, uguali a quelli della fotografia in abito da sposa che teneva sul comodino; l'arco delle sopracciglia, il naso dritto, le guance magre. Da sopra la credenza sfilo' la foto di Cary Grant e la incastro' tra il muro e lo specchio. Fece un passo indietro e cerco' di assumere la stessa indescrivibile espressione.

Una ventata d'aria gelida attraverso' il locale, e lo sbattere della porta segnalo' l'arrivo di Gigi, l'umarein ed gamma, che raggiunse il bancone una piroetta dopo l'altra, andando quasi a sdraiarsi su Sticleina, con le braccia tese sopra la testa.
- Capponi, portami un amaro, va' la', - chiese mentre gli applausi si attenuavano.
- Allora, - fece Sticleina offrendosi allo sguardo del nuovo arrivato, - non noti niente di speciale?
Gigi aggrotto' le sopracciglia per scrutare meglio l'amico. - Mo soccia! - allungo' le dita a toccare il cappotto. - Te l'ha portato la Befana?
- e' cammello, comprato a Milano. Naturalmente l'ho preso a rate.
- Va' la', beato te che stai ancora coi tuoi, che altrimenti certe cose te le scorderesti.
Sticleina porto' una sigaretta alle labbra e allungo' il pacchetto a Gigi. Tiro' una boccata con fare pensoso e soffio' via il fumo quasi a fatica.
- Veramente non so se restero' a casa ancora per molto.
- Cosa vuol dire?
- Mio padre vuole che mi sposo. Dice che non ci si puo' tirare dietro una ragazza per tanto tempo.
- Be', e tua madre cosa dice?
- Dice che dovrei finire la scuola da infermiere. Che altrimenti non ho prospettive, e una donna ha bisogno di sicurezze, prima di tutto.
Gigi sfrutto' lo specchio oltre il bancone, quello con la scritta "Martini", per controllare che i capelli imbrillantinati fossero ben lisci lungo le tempie, stirati e lucidi fino ai piccoli ricci dietro la nuca.
- I vecchi dicono sempre che per noi e' tutto piu' facile, ma mi pare che le cose siano ben complicate lo stesso. Se stai con una ragazza, dopo un po' la devi sposare. Se la vuoi sposare, devi avere un buono stipendio, e allora bisogna che aspetti a sposarti. Come devi fare?

Il sorrisetto di Cary Grant era formale ed elegante e allo stesso tempo naturale. Quel sorriso era una contraddizione. Pierre si sforzava di imitarlo, ma proprio per questo non ci riusciva. Se la cavava gia' meglio con la camminata e anche il modo di tenere le mani in tasca era quasi perfetto.

Brando arrivo' mentre l'orologio della chiesa batteva gli ultimi rintocchi.
- Be', allora, non siete ancora pronti?
- E Pierre che ci sta mettendo una vita.
- Muoviti, Pierre, che sei bello lo stesso!

Tiro' la giacca verso il basso, perche' gli cadesse perfetta sulle spalle e fece spuntare i polsini bianchi della camicia, un centimetro, non di piu', senno' era da campagnoli.
Usci' gia' in posa dal retro del bar e se li ritrovo' davanti, affiancati come i tre moschettieri. Perche' cosi' li vedeva, come nel libro di Dumas: Athos, Porthos e Aramis. E lui era D'Artagnan, il guascone, il migliore.
- Andiamo?
- Hai del coraggio! Stiamo aspettando solo te! - sbotto' Brando.
Gigi gli fece una pernacchia: - Andiamo si', e' gia' tardi.
Pierre incrocio' lo sguardo di suo fratello Nicola, durissimo come sempre, come ogni volta che andava a ballare. Lo vide diventare rosso e tenersi la rabbia dentro.
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