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Gualandi Rino e' per tutti Bottone.
Sulla neve, l'unico che non dice la sua e' Walteru'n. Un po' perche' ha bisogno di concentrarsi sulle carte, che non e' proprio un campione, ma soprattutto perche' ha vissuto diciassett'anni a Manfredonia, vicino a Bari, poi trenta a Milano come operaio ed e' venuto qui soltanto da dodici anni. Il suo parere conta cosi', tanto per parlare, che di quanta neve c'era in piazza del Duomo, nel '28, ci interessa solo per curiosita'. Poi, bisogna dire che i suoi racconti su Milano non sono sempre chiari, come quello di lui da giovane che attraversa la borgata in bicicletta per andare a lavorare e gli altri ragazzi lo salutano urlando "Walteru'n, Walteru'n" e noi pensiamo che voglia dire qualcosa come Walterone, perche' Walter Santagata ha due spalle cosi' e sara' alto almeno uno e ottanta. Pero', quando lo racconta, al nostro Walteru'n gli viene come un'amarezza, e noi non capiamo se e' la nostalgia o qualcosa d'altro.
A ogni modo il tempo, sia quello passato che la temperatura, e' argomento da vecchi, quelli che al bar Aurora ci stanno come in una seconda casa: tarocchino e chiacchiere. Quelli che lavorano ancora, invece, stanno nella stanza del biliardo, a parlare di sport e di donne. Ma non e' tanto importante di cosa si discute, o chi lo fa, basta rispettare sempre la Regola: non si parla sottovoce, se devi bisbigliare in un angolo vai a confessarti dal prete, non vieni qui, che non interessa a nessuno. Qui si parla a tre, a quattro, a volte il bar intero, perche' ci sono questioni come il ciclismo o la politica che scaldano gli animi e fanno alzar la voce. E le volte che uno se la lega al dito, e non si fa vedere per un po', sono rare, ce le ricordiamo tutte, e pure di quelle, ancor piu' rare, che qualcuno un po' ciucco alza le mani, vola qualche spintone, qualche schiaffo e i piu' sobri devono mettersi in mezzo. Come quella volta, nel '48, che Stalin ha buttato fuori Tito dal Cominform, e siam rimasti tutti quanti qui a discutere, con la serranda mezza giu', fino a che non ha fatto giorno.
I piu' giovani, invece, non parlano mai di niente. Fan finta di capitare per caso, di passaggio, e per questo non tolgono mai il cappotto, anche quando non vanno da nessuna parte. Oddio, qualcuno si', i filuzzi ad esempio arrivano che sembrano usciti da un film americano, con l'impermeabile e la sigaretta fumata senza mani, e sembra che devono ordinare un whisky, e invece e' sempre Fernet o Sambuca. Loro si' dopo vanno in balera, e alcuni hanno anche dei numeri, roba da far vergognare Fredaste'r. Ci piace che passino di qui a farsi un cicchetto, prima di andare a ballare, perche' ci sentiamo un po' tutti come quegli omini con gli asciugamani sulle spalle che massaggiano i pugili prima dell'incontro. Perche' Robespierre Capponi, per tutti Pierre, e' il miglior ballerino della Sezione, del quartiere, e forse anche di Bologna. E Nicola gli scanchera dietro, quando la mattina non riesce ad alzarsi perche' e' tornato tardi, pero' lo sa anche lui che noialtri siamo orgogliosi di avere il re della filuzzi che ci serve da bere, di averlo nel nostro bar.
Nicola Capponi, per noi sempre e solo Capponi, con quella voce da orco, e' meglio non farlo incazzare. Quando viene l'ora di chiudere, gracchia qualcosa, tira fuori la segatura e comincia a ribaltar le sedie. Allora anche quelli che sono rimasti fino a tardi si alzano e vanno verso casa, ma quasi con dispiacere, e vien da pensare che se non fosse che si deve chiudere, resteremmo li' sempre.


Capitolo 3
Base alleata di Agnano, Napoli, 6 gennaio


Lo avevano portato li' poco prima di Natale. Un regalo per la truppa, il pezzo forte per il nuovo circolo ricreativo. Poi Merry Christmas, Happy New Year, ritorni in famiglia, vacanze: i lavori erano stati sospesi e l'avevano lasciato li', a far compagnia a due poltrone, un tavolo, il vecchio juke-box e la foto del presidente appesa al muro.
Che razza di situazione! L'inattivita' era davvero snervante. Dubbi e ipocondrie assalivano la 
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