<A HREF="54_primaparte010"><</A>
che il "Carlino", si sa, quando non ha le notizie se le inventa, poi su "L'Unita'" non diceva niente di simile, e dalla stanzetta del biliardo qualcuno ha urlato che gliela venissero mica a raccontare a lui, quella storia, che nel '32 gli era morta la scrofa di freddo, e quello voleva dire che faceva almeno quindici sotto zero.
Alla fine la questione l'ha risolta Garibaldi, che e' uno dei piu' vecchi e con i suoi settantacinque anni non e' ancora rimbambito.
- Tredici gradi, me lo ricordo bene, avevo si' e no sette anni. Si diceva "Un freddo da Morti", per via della Morte dei tarocchi, al tragg', il tredici. E se a Bortolotti c'e' morta la scrofa nel '32, e' perche' lui prima della guerra stava a Vergato, e li' lo san tutti che e' piu' freddo che in citta'.
Sul freddo quindi, s'e' raggiunto un verdetto, e allora da un paio di giorni i discorsi si concentrano sulla neve, perche' parlarne significa giudicare il lavoro degli spalatori, e quindi l'amministrazione comunale. E li' c'e' poco da esser comunisti o che, lo vediam tutti che le strade fanno pena, e allora qualcuno cerca il modo di dir la sua senza dar la colpa al sindaco Dozza. Perche' in fondo a nessuno piace darla vinta ai reazionari del "Carlino", che tutti i giorni escono con le foto di una qualche strada e sopra i titoloni scandalizzati.
- Ve lo dico io, che c'ho ancora la memoria buona, - fa la Gaggia, mentre sistema le quindici carte. - L'inverno del '27 e' stato ben peggio, che mi ricordo i portici che parevano gallerie, con la neve ammucchiata da un lato che arrivava fin su alle volte.
Garibaldi scuote la testa, chiude le carte e butta giu' l'ultimo goccio di grappa. Poi alza lo sguardo e il bicchiere vuoto verso Capponi, di la' dal banco, troppo occupato a litigare con il fratello per badargli.
- Lascia stare la memoria, - si scalda Bottone. - e' che nel '27 c'era ancora qualcuno che la spalava, la neve. Te prova a farla su tutta, in via Saragozza, e sta' a vedere che solo con quella ci fai il portico di San Luca anche sull'altro lato della strada!
Picchia la mano sul tavolo di fronte a Walteru'n, che non si decide a scartare: - Da'i mo', bello, che a 'sto giro ve le suoniamo.
E infatti, appena il pugliese poggia sul tavolo le due carte, la Gaggia, compagno di Bottone, scoperchia quattro regine e parte con ventotto punti d'accusa.
- Guarda che ci vuol del coraggio! - dice Bottone mentre taglia il gioco a danari. - Te dimmi cosa c'entra il sindaco con la neve per strada. No, fammi capire, li sceglie lui quelli che devon spalare?
La Gaggia fa per parlare, ma Bottone e' a scatto libero: - No, perche' qua sembra che sia solo gente del Partito. Invece lo san tutti che a spalare ci van dei gran vagabondi, tutti buoni da friggere, che non han voglia di fare un bel niente, - si concentra sulla giocata, poi riattacca. - Cosa si meravigliano a fare? C'e' piu' qualcuno che fa bene il suo mestiere, a 'sto mondo? No, siam quasi tutti in pensione noialtri onesti, cinquemila lire al mese e ringraziare, e c'e' quelli che ne prendon mezzo milione per star li' a scaldar la sedia -. Il tono si alza, la voce trema, gli occhi chiari si spalancano. - Son fortunati che siam vecchi, Dio bono, - qui, come sempre, il dito comincia a picchiare sul tavolo, - che se io c'avessi un bottone, che se lo spingo faccio partire una bombina atomica, che li fa fuori tutti quanti quelli li', forse ci andrebbe di mezzo qualche innocente, ma io lo schiaccerei lo stesso, te lo garantisco, - sta quasi urlando, lancia sul tavolo il re di coppe e se lo fa soffiare da Garibaldi con un Moretto.
Al tarocchino, Bottone e' uno dei migliori del bar. Lo sappiamo tutti che e' quasi impossibile che sbagli gioco, l'unica e' sperare che gli vengano i nervi, perche' se parte con il discorso della bomba atomica e del bottone, e' facile che butti via la mano. E quel discorso lo fa almeno una volta al giorno, sugli argomenti piu' diversi, col dito che picchia sul tavolo e il fungo atomico a cancellare le ingiustizie. Ecco perche'
<A HREF="54_primaparte012">></A>