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fino a piazzarsi in coda a Magione. L'unica cosa che riusci' a pensare, giunti a quattrocento metri dal palo, fu: NON ANCORA.
Kociss e Cassazione erano piazzati sul traguardo, trattenendo il respiro.
A duecento metri dall'arrivo, Ninfa, lanciandosi in avanti, scarto' leggermente a sinistra, gia' piu' di una lunghezza di vantaggio su Magione. Cabras fulmineo infilo' il muso di Monte Allegro nel varco che si era aperto. Marano capi' che quello era il momento, agito' i gomiti come per chiedere il massimo alla cavalla, ma di fatto ne trattenne lo slancio. Vide Monte Allegro spuntargli ai fianchi e mettergli il muso davanti fino a stamparlo sul palo per un'incollatura.
Salvatore Lucania accolse la volata finale con un sorriso contenuto, mentre tutti, intorno, e anche giu' in basso, nel parterre, impazzivano di rabbia e incredulita'. Monte Allegro primo, seguito da Ninfa, Magione e Redipuglia.
Il Cavalier De Dominicis applaudi': - Complimenti, Don Salvatore, avete vinto un'altra volta.
Lucania annui' serafico: - Che volete, io sono sempre piaciuto. Anche alla fortuna!
Il capannello assiepato intorno a loro applaudi' e rise all'unisono.
Stefano Zollo rimase impassibile, muovendosi solo quando Lucania decise che era venuto il momento di scendere.
Ritirata la montagna di soldi, Kociss e Cassazione sentirono l'agitazione scemare e si rilassarono in una risata che per parecchi secondi impedi' loro di parlare. Quando ebbero raggiunto il gruppo tornarono seri. Zollo prese i mazzi di banconote e fece segno di sparire, ma il capo intervenne: - Ma no, perche', sono bravi guaglioni, e' cosi' che si dice, vero? Bravi guaglioni! Facciamogli un bel regalo, Steve, che se lo sono meritato!
Il guardaspalle allungo' un po' di soldi ai due giovani, tenendo d'occhio il boss fino a quando non smise di annuire.
I due galoppini guardarono le banconote senza trovare il coraggio di stringerle. Cinquemila lire. A testa. Zollo disse: - Sparite.
Schizzarono via, entusiasti dei soldi e del fatto che il grande capo li avesse degnati di attenzione.
Mentre il Cavaliere si congedava con ripetuti inchini, Zollo allungo' la busta all'uomo col cappotto nero, sibilando: - Ognuno la sua parte.
In quell'istante volo' lo schiaffo. Zollo lo percepi' con la coda dell'occhio, sciarpa bianca e cappello. Un uomo giovane, meno di trent'anni, ben vestito, aveva allungato la mano sul viso del capo. Non uno schiaffo forte, ma un gesto di sfida, uno sfregio. Si giro' per afferrarlo, per disintegrare quel pazzo coglione, ma don Salvatore Lucania, conosciuto in tutto il mondo come Charles "Lucky" Luciano, lo fulmino' con lo sguardo: non reagire.
Rimase immobile, gli occhi in faccia al coglione che scherzava col fuoco. Si stampo' quei volti nella mente. Erano in due e avevano pure il coraggio di fissare Luciano dritto negli occhi, prima che il codazzo di accompagnatori li respingesse fuori portata.
Lucky Luciano stiro' un sorriso. Il sorriso che Zollo conosceva bene, quello con cui poteva invitarti al tuo funerale: - Don't worry, cose di carusi, senza importanza! Imparare a perdere e' cosa che si acquista con la vecchiaia, amici. Si vede che alla fortuna piacciono di piu' i vecchi pensionati come me!
Parole che sciolsero solo in parte la tensione.
Zollo strinse i denti, mentre guadagnavano l'uscita.


Capitolo 2
Bologna, Zona S. Donato, 4 gennaio

Un freddo cosi' solo i piu' vecchi lo ricordano, roba di molto prima della guerra, quando tanti di noi erano appena nati. In tutti i bar di Bologna e' il termometro a tenere banco. Discussioni lunghe, per non dir litigi, sull'inverno piu' freddo del secolo, come se parlarne intorno alla stufa tenesse lontani i brividi e l'influenza.
Al bar Aurora, fino all'altro giorno, la maggior parte di noi sosteneva che, nonostante tutto, i primi di febbraio del '32 erano stati i piu' freddi a memoria d'uomo. Poi ieri il "Carlino" ha scritto che a Bologna tredici gradi sotto zero non li faceva da settant'anni. Li' per li', qualcuno ha provato a opporsi, 
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