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sottile e affilato, nel '53 aveva avuto una buona stagione, molti piazzamenti e due vittorie. Dietro di lui, gli artieri introdussero gli altri animali, superbi, un metro e ottanta al garrese, il fiato che si perdeva nell'aria pungente del pomeriggio. Giuseppe Marano accarezzo' il collo della sua Ninfa, favorita assoluta, anche se sapeva di essere lui il piu' nervoso dei due. Lancio' un'occhiata interrogativa agli spettatori, poi completo' il giro controllando le finiture per l'ennesima volta. La cavalla sbuffo' a pochi passi da Lario: i maschi non le andavano a genio. Poi Verdi, Augusta e Redipuglia, molto belli anche loro, ma nomi buoni tutt'al piu' per un piazzamento, se non fosse che Augusta, sul terreno pesante, poteva fare bene. Fino al giorno precedente, prima del cielo terso di quella domenica invernale, su Napoli aveva piovuto e la pista era ancora allentata. Monte Allegro, il piu' nervoso del gruppo, arrivo' sbuffando e tirando le briglie, senza badare alla voce dell'allenatore, che parve sussurrargli qualcosa per calmarlo. Niente di nuovo: Monte Allegro era di quelle bestie difficili da controllare, che divorano i primi mille metri e crollano sul finale.
In tribuna, Salvatore Lucania accese una sigaretta e osservo' il vento portarsi via la prima boccata di fumo. Si era dovuto togliere i guanti e adesso quasi se ne pentiva: il freddo era intenso. Si volto' verso il Cavalier De Dominicis e disse: - Ma questa non era la citta' d'o sole? Minchia, fa un freddo che pare di stare a New York!
Il Cavaliere rise, subito seguito dal capannello di gente che li circondava. Lucania si strinse nel cappotto di cammello e continuo' a fumare.
I due cronisti lo avvicinarono taccuino in mano.
- Signor Lucania, dicono che Eduardo e' interessato al film sulla vostra vita. Lo avete incontrato?
- De Filippo? No. Ottima persona, grande artista, ma non glielo lasciano fare, quel film, ve lo dico io.
- E, dite, chi scegliereste per interpretarvi sullo schermo?
Lucania si aggiusto' gli occhiali. - Cary Grant, of course. Tra gli italiani mi piace Amedeo Nazzari.
Fu un'occhiata truce ed esplicita a convincere la carta stampata a non insistere oltre. Responsabile di quello sguardo era Stefano Zollo, collo da bove stretto nella cravatta sottile, affiancato da Victor Trimane, a evitare che l'andirivieni di persone infastidisse il capo.
- I cavalli entrano in pista, - annuncio' lo speaker dagli altoparlanti.
I fantini, gia' in sella per il riscaldamento, fecero sgambare i cavalli per saggiare la pista. Ninfa pareva una principessa bianca in mezzo ai mori. Marano si assicuro' il frustino al polso e calco' il berretto sulla fronte. Lario senti' odore di femmina e scrollo' la testa. Poi passarono Verdi e Magione, seguiti da Augusta e Redipuglia. Per ultimo Monte Allegro: il morello teneva la testa alta, i denti in vista, e Cabras, il fantino sardo, faticava a tenerlo buono, continuava a parlargli e carezzarlo, senza grande successo.
Saverio Spagnuolo attese che il ragazzino tornasse con le quote dei picchetti. Lo vide sfrecciare nella sua direzione e avvicinarglisi con un bisbiglio: - Save', Ninfa sta a mezzo.
Spagnuolo annui' e si rivolse al tizio che lo aveva avvicinato: - Compare, Ninfa e' favoritissima, te la posso dare a settanta per cento, non di piu'. Ma ci sono pure gli altri cavalli se li volete, e la' le quote sono alte.
Quello gli strinse la mano passandogli le banconote arrotolate: - Tu mi vuoi fare fesso. Il settanta per cento va bene. Ninfa vincente.
- A disposizione. Statti buono.
L'allibratore clandestino adocchio' ancora i cavalli che sgambavano sulla pista e ricordo' gli ordini: tenere basse le quote finche' si poteva.
Graffio' il taccuino con pochi geroglifici convenzionali e se lo ficco' in tasca. Poi spedi' di nuovo il ragazzino ai picchetti.
- Fatemi ventimila su Ninfa a quattro quinti.
- Settanta per cento.
- Pure con la pista lenta? - obietto' lo scommettitore per convincerlo ad alzare la quota.
- Settanta per cento, un affare. Se
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