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meglio la repressione.
- Come sarebbe a dire? - lo interruppe Rizzi. Voleva capire fin dove poteva spingersi l'acrobatico ragionare di Pinamonti.
- Trieste e' divisa tra una maggioranza italiana irredentista, una minoranza slovena e una minoranza italiana "indipendentista": una buona ragione per immettere nella polizia italiani di altre provincie, sloveni e triestini indipendentisti. In tal modo, agenti italiani reprimono le manifestazioni filoslave, mentre slavi e indipendentisti, come e' successo poc'anzi, bastonano gli italiani. e' proprio l'odio di razza, che voi chiamate "patriottismo", il carburante della macchina del Gma, e forse di qualunque altra macchina statale.
- Ma voi cosa siete, un anarchico? In che specie di formazione militate?
Pinamonti mise la mano sotto il cappotto, ne estrasse un giornale ripiegato e lo passo' a Rizzi. Era un quindicinale, si chiamava "Il programma comunista". Rizzi lo sfoglio' e leggiucchio' per qualche minuto soffermandosi sul resoconto di una riunione del Partito comunista internazionalista, che Rizzi non aveva mai sentito nominare, svoltasi proprio a Trieste durante l'estate.
- Cos'e' mai questo Partito comunista internazionalista? Ne siete membro?
- Non proprio, ma hanno idee molto simili alle mie. Non stanno ne' con Mosca ne' con Belgrado, odiano Stalin e ritengono che la Russia sia un paese capitalista.
- Bizzarro. Chi ne e' il capo?
- Non c'e' un capo, ma l'esponente piu' prestigioso e' quell'Amadeo Bordiga che nel '21 fondo' il Pci e ne venne espulso qualche anno piu' tardi.
- Mi pare di averlo sentito nominare. A ogni modo, caro il mio Pinamonti, io c'ero, quando la Quarta armata di Tito sparo' sulla folla italiana, il 5 maggio del '45. Voi fate belle analisi, ma quando si tratta di vita o di morte, bisogna schierarsi, e io credo che Istria, Fiume e Dalmazia preferiscano stare con noi, che parliamo la loro lingua, piuttosto che con briganti che si esprimono a grugniti e buttano la gente nelle foibe. Voi continuate a pensarla come vi pare, e io continuero' a usare le parole che preferisco, "Patria" inclusa.
Pinamonti rimase in silenzio per qualche secondo, poi alzando le spalle disse:
- Caro Rizzi, anche voi fate come volete, ma siccome siete una brava persona voglio avvertirvi che a fare i patrioti, qui e oggi, la si prende comunque nel culo.
E su questa nota greve si concluse il dibattito.

***

Alle quattro del pomeriggio, le campane di S. Antonio richiamarono la folla. Il parroco riconsacrava la chiesa insanguinata. La scalinata e le strade circostanti erano gremite di gente, l'atmosfera era tesa, gia' si radunavano le jeep della polizia. Dopo mezz'ora, il parroco usci' in processione e, portando alta la croce, comincio' a benedire le mura esterne. Silenzio. Gli uomini si tolsero il cappello. Tutti si segnarono.
Rizzi e Pinamonti, confusi tra la folla, osservavano gli inglesi, le loro espressioni di disprezzo, le dita che tamburellavano sulle armi. Il solito ufficiale - secondo alcuni, un tale "maggiore Williams" - intimo' di sciogliere "l'assembramento". Di nuovo parti' la gragnuola di pietre, coi fedeli che cercavano di porvi fine e il parroco che tentava di proseguire la funzione. Da una via laterale, raffiche di mitra, in aria... poi ad altezza d'uomo!
Il panico: nel fuggi fuggi generale, i feriti venivano caricati a spalla ma la polizia bloccava e picchiava i soccorritori. Sui gradini tutti poterono vedere grosse macchie di sangue. Parroco e fedeli scapparono in chiesa, ma l'inseguimento duro' fin sotto l'altare, gli idranti inondarono la navata, si senti' urlare:"Ghe xe dei morti! Ghe xe dei morti!" e "Dio can, i vol coparne, tire'ghe de tutto".
Rizzi perse di vista Pinamonti, poi perse il tricolore, infine si prese una pallottola in zona perianale, che gli attraverso' la natica destra e usci' sfiorando appena l'attaccatura del femore. Pinamonti se la cavo' con una manganellata alla tempia e qualche calcio alle reni.
Mori' un ragazzo di sedici anni, colpito al cuore. Si
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