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divenne paonazzo, e se non fosse stato un religioso avrebbe certamente bestemmiato. Comincio' a gridare:
- Dov'e' il vostro capo? Voglio subito parlare col vostro superiore! Immediatamente!
Nessuno lo ascoltava, era gia' cominciato il massacro. A un paio di studenti fracassarono il cranio coi calci dei moschetti. Il sangue si mescolo' all'acqua. Il ragazzo che non si rassegnava a prenderle senza darle fece roteare in aria il candelabro, poi calo' un fendente sulla spalla di un poliziotto, ne colpi' un altro allo stomaco, infine venne sopraffatto da almeno sette agenti, gettato al suolo e preso a calci finche' non smise di muoversi.
Tutti gli assediati furono arrestati e trascinati via. Tutti meno Rizzi e Pinamonti.

Un istante prima che la polizia facesse irruzione, l'architetto e il professore s'erano nascosti in un confessionale. Per un pelo erano scampati al pestaggio e all'arresto. Rimasero in sagrestia a parlare di quanto avvenuto, mentre il sacerdote andava a protestare al Comando di polizia, dicendo che la chiesa era stata profanata e che, cascasse il mondo, lui l'avrebbe riconsacrata quel pomeriggio stesso, di fronte ai fedeli e alla cittadinanza tutta.
- Bello vispo, per essere un prete! - osservo' Pinamonti, poi guardo' Rizzi e aggiunse: - Non era niente male quello sganassone che avete tirato al comandante.
- Non era uno sganassone, era una spinta, - preciso' Rizzi, che s'era di nuovo incupito.
Dopo quasi un minuto di silenzio, Rizzi sospiro' e declamo' a bassa voce:
- Povera Patria, piegata dagli abusi di potere / di gente infame che non sa cos'e' il pudore.
- Ah gia', voi siete poeta. Grazioso, ma io non sono sceso in piazza per la "patria", per quanto possa sembrarvi strano. Io sono internazionalista, non credo alle patrie.
- Difatti mi chiedevo per quale motivo foste...
- Non posso restare estraneo a una contestazione della violenza poliziesca. Per il resto, non sono ne' irredentista ne' filoslavo, ne' tantomeno sto con Togliatti, che su Tito cambia idea ogni giorno, a seconda delle direttive di Mosca.
- Temo di non capirvi. Dunque con chi state? - disse Rizzi strizzando un po' gli occhi e carezzandosi la barba.
- Intendo dire che, si finisca di qua o di la', bisognera' comunque lottare contro i propri padroni, sloveni e italiani, tutti insieme.
- Ma dunque cosa vi auspicate per Trieste? - domando' Rizzi, incuriosito dall'inusuale punto di vista.
- Prima di tutto, che se ne vada Winterton con tutta la banda. Dopodiche' sostenere la fraternita' internazionalista tra lavoratori di lingua italiana e slava, e respingere ogni rivendicazione razziale e patriottica. Se ne sono gia' dette fin troppe, di pericolose fesserie sul suolo e sul sangue, prima e durante la guerra. So bene che voi non siete d'accordo.
- Come potrei esserlo? Voi paragonate i deliri del Fhrer sulla purezza ariana al legittimo desiderio di riunificare le genti italiane in un unico paese! Io sono un vecchio liberale, e sono sempre stato antifascista. Non e' certo colpa mia se parole come "patria" sono state insozzate dall'uso che ne hanno fatto i demagoghi. Chiedetelo ai cittadini di Pola o di Zara se non vogliono liberarsi dal giogo di Tito! Ci sono famiglie smembrate, c'e' una diaspora... - La voce gli si strozzo' in gola, e Pinamonti ne approfitto':
- Lasciamola perdere, la Bibbia! Parole come "diaspora" non fanno che inasprire una contesa artificiale. I rancori allontanano popoli che invece dovrebbero lottare insieme contro chi li sfrutta. Caro Rizzi, io non dubito della vostra onesta', ma la patria che volete riunificare e' quella della borghesia, dei democristiani e dei padroni, che ieri erano tutti fascisti, poi si sono riverniciati di democrazia, e non e' che la polizia italiana si comporti meglio di quella del Gma, anzi. Voi pensate che sarebbe un progresso per noi triestini se i manganellatori fossero agli ordini di Roma anziche' del Gma? e' molto irragionevole. E anzi vi dico che proprio grazie a tali irragionevolezze il Gma amministra al
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