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s'erano estesi fino ai portici di Chiozza.
In tutto erano rimaste ferite venti persone. Sedici arresti.
Gli studenti, e non solo loro, avevano deciso di scendere in piazza la mattina dopo. Tutti i cortei sarebbero confluiti sotto il comando di polizia.

***

Per via di lavori in corso, la strada di fronte alla chiesa era tutta squarciata. Sul lato dei dimostranti c'erano carriole, sacchi di ghiaia, qualche piccone e un cumulo di pezzi di selciato. Sul piazzale sbucavano due vie, via XXX Ottobre e via Dante. All'angolo di via XXX Ottobre c'era la Questura, pericolosamente vicina.
Tra i duecento temerari circondati dal nucleo mobile, c'erano liceali, goliardi, qualche vecchio irredentista e svariati cittadini apolitici. C'erano anche ex fascisti, ma, diamine, non erano italiani anche loro?
Il nucleo mobile era schierato con jeep protette da reti metalliche, autoblindo, almeno trecento agenti con elmetto d'acciaio, manganello e moschetto, tascapane pieno di lattine lacrimogene. Avevano un aspetto minaccioso, ma... era o non era il momento della verita'? Rizzi sventolava il tricolore e urlava a squarciagola.
A un certo punto, dallo schieramento si stacco' uno dei comandanti, che si avvicino' alla folla e si fermo' proprio di fronte a Rizzi, fissandolo dritto negli occhi e agitando un frustino. Non poteva esserci alcun dubbio, era lo stesso provocatore della sera prima. Pallido come un cencio, un'espressione piu' fredda della bora di dicembre. Calo' il silenzio. Senza abbassare lo sguardo, Rizzi s'appoggio' il drappo sulle spalle. Con una pronuncia orribile, l'uomo disse:
- Questaw ay l'unicaw ave' timeyn-taw, non ce nay sawano altwey: disp' detevi e taw' nate a casa!
Rizzi gli diede una manata sullo sterno, facendolo cadere all'indietro. Gli agenti non riuscirono ad attaccare subito, perche' i dimostranti li bloccarono con una salva di pietre e manciate di ghiaia. Fu visto anche volare un piccone, che manco' di pochi centimetri il cofano di una jeep. Poi la carica parti', e l'urto fu durissimo.
Rizzi si trovo' a correre tra calci, pugni, bastonate, colpi con le casse dei moschetti, "Son of a bitch!" (ma non sapeva che significasse), "Can d'un Dio!" (questo era chiaro), ingiurie in sloveno e svariati zampilli rossi. Con altre persone riusci' a entrare in chiesa e a chiudere il portale. Erano piu' di una trentina, ansimanti.
C'era anche Enrico Pinamonti, magro e occhialuto, insegnante di ginnasio con idee anarcoidi. Che ci faceva li'? Rizzi lo conosceva appena, non erano mai andati oltre il buongiorno e buonasera, e ora erano compagni d'assedio.
- Buongiorno, Pinamonti.
- Salve, Rizzi. Lo vedremo, se sara' un buon giorno. Potrebbe anche esserlo.
Fuori proseguivano strepito, urla, sirene, colpi contro il portale. Trafelato, arrivo' il parroco.
- Ma che sta succedendo?
Gli rispose un uomo di mezza eta', con un fazzoletto tricolore al collo:
- Questa non e' la casa del Signore, padre? Dovete darci asilo, quelli la' fuori sono peggio dei tedeschi e dei titini messi assieme!
Il sacerdote si avvicino' al portone, e grido':
- Ascoltatemi, sono il parroco. Questo e' territorio della Santa sede, consacrato a S. Antonio Taumaturgo. e' la casa di Dio. Sfondando questo portale, fareste di voi stessi dei profanatori. Cessate le ostilita', parlero' io con le persone qui dentro, e le convincero' a uscire, senza ulteriori violenze!
- Col cazzo che vado fora se quei la' no' i va via! - disse un giovanotto zazzeruto.
- Se proprio se devi ciapar lignade, mi voio anche darghene! - disse un altro afferrando un lungo candelabro di bronzo e impugnandolo a mo' di picca.
- Cosa fai? Mettilo subito giu'! Com'e' che non sei rimasto la' fuori, se eri cosi' baldanzoso? - strillo' il sacerdote. Intanto, fuori non si sentiva piu' niente...
...Proprio in quel momento il portale venne spalancato dall'urto di una grossa autopompa, il cui getto travolse subito gli assediati, aprendo la strada a una carica ancor piu' violenta. Nel vedere la chiesa allagata, il prete 
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