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Cent’anni a Nordest

Oh, che bella guerra! Speciale su «L’invisibile ovunque» e i suoi fratelli

Due lavoratrici della National Shell Filling Factory No.6 a Chillwell, Nottinghamshire nel 1917

A tre mesi esatti dall’ultimo speciale congiunto, torniamo a proporvi recensioni, ascolti e interviste relativi al nostro Tridente del Centenario (L’invisibile ovunque, Cent’anni a Nord-Est e Schegge di Shrapnel). Cogliamo anche l’occasione per anticipare un dato dell’Operazione Glasnost 2016: nei sei mesi tra l’uscita (novembre 2015) e il 31 maggio 2016, L’invisibile ovunque ha venduto 33.848 copie (dove per venduto si intende il saldo tra copie distribuite/rese nel periodo). Grazie a tutti i lettori che lo hanno comprato, recensito, suggerito, regalato, diffuso e ai librai che lo hanno consigliato e promosso.

Qui sotto, partiamo volentieri da un testo che va oltre l’incrocio tra le nostre narrazioni e suggerisce rimandi tra L’invisibile ovunque e PCSP (Piccola Controstoria popolare) di Alberto Prunetti.
A seguire, Enrico Manera su DoppioZero, Wu Ming 4 intervistato dal Corriere di Romagna, l’audio delle presentazioni di Cattolica e Venezia, Giovanni Pietrangeli recensisce Cent’anni a Nord-Est e la prossima data del Wu Ming Contingent.
Buona lettura e buon ascolto. Prosegui la lettura ›

Come un muro grigio intorno all’Europa. Dedicato al poeta Yvan Goll (Speciale L’Invisibile ovunque, Schegge di Shrapnel, Cent’anni a Nordest)

Yvan Goll (1891 - 1950)

Yvan Goll (1891 – 1950)

Dopo due settimane di pausa, con in mezzo Pasqua e il grigio di Blu, torniamo a parlare dei testi di Schegge di shrapnel. Questo quarto appuntamento, come promesso, è dedicato a Yvan Goll e al suo Requiem per i morti dell’Europa.

Nel frattempo, però, si è accumulato diverso materiale interessante anche su L’invisibile ovunque Cent’anni a Nordest, i due libri cugini del disco. Per questo, oltre al solito approfondimento su un brano della tracklist, vi proponiamo un intero speciale sulla Grande Guerra, con coda di segnalazioni, commenti e nuove uscite. Prosegui la lettura ›

Non torneranno i prati. La Guerra dei Cent’anni da #100anniaNordest a «Resistenze in Cirenaica»

Consegna delle ceneri

Lo abbiamo detto in molte salse fin da quando è iniziato il centenario. Lo ha detto Wu Ming 1 scrivendo e presentando Cent’anni a Nordest, lo abbiamo sviscerato in discussioni – Daesh, le nostre città, la guerra dei cent’anni – e interviste – I nodi irrisolti del Nordest – e lo abbiamo detto presentando L’Invisibile ovunque. La Grande guerra è adesso. Quel conflitto è ancora in corso, e non solo “sottotraccia”. È conflitto aperto, perché le vecchie contraddizioni, quelle del 1919, sono riesplose.

Per capire le guerre che si stanno combattendo ai bordi dell’Europa e dentro l’Europa – Siria, Iraq, Nord Kurdistan, Ucraina – serve la longue durée, la lunga gittata dello sguardo. Serve la storia. E servono, come abbiamo detto migliaia di volte, sguardi obliqui, approcci laterali e “cubisti”, che scompongano la visione frontale imposta dal mainstream. Prosegui la lettura ›

#Daesh, le nostre città, la guerra dei cent’anni. Conversazione tra Wu Ming 1, Valerio Renzi e Giuliano Santoro

Renzdogan

«Too many Western politicians shook hands with Jihadi John by proxy.»

Una discussione iniziata via email il 18 novembre e proseguita fino al 23 (stanotte). La trovate su Dinamo Press. Ci siamo confrontati nei giorni immediatamente successivi alle stragi di Parigi, muovendoci all’incrocio dei temi e degli spunti contenuti in quattro libri – Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1, L’invisibile Ovunque di Wu Ming, La politica della Ruspa di Valerio Renzi, Al Palo della Morte di Giuliano Santoro – e in mezzo al succedersi quotidiano di eventi collegati allo stato d’emergenza e alle reazioni militari innescate dall’azione dei terroristi.Di seguito, un po’ delle questioni che abbiamo toccato, per farsi un’idea.

Lo stato d’emergenza e il circolo vizioso tra guerra e terrorismo.  Chi è il nemico? Chi lo ha generato?
In cambio di cosa entreremo in guerra questa volta?
Le armi dell’Italia, l’influenza delle forze armate sulla società italiana, la figura della ministra Roberta Pinotti.
Cosa ci dice delle guerre – e dei guerrafondai – di oggi il centenario della prima guerra mondiale?
La tirannia della “visione frontale”. Perché è utile «prenderla da Nordest».
Due sassolini dalle scarpe sullo storico Mario Isnenghi.
Roma come città coloniale e i “pali della morte”. Ancora: chi è il nemico?
Difendere le nostre città. Difenderle dagli spettri fondamentalisti ma anche dai wannabe “salvatori della patria”.
Il fascismo italiano prima e dopo il Fascismo.
Il mito di Vladimir Putin. Salvini e Putin. Putin e il rossobrunismo.
«Putin è l’uomo che ci vuole e le sue politiche sono efficaci contro il terrorismo» –  VERO □  FALSO ☑
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L’ultima notte del Ventre della Bestia Tour: #100anniaNordest a #Trento (Audio, foto e link)

4 novembre 2015, CSA Bruno di Trento gremito per Cent'anni a Nordest

Trento, 4 novembre 2015. La sala del CSA Bruno gremita durante la presentazione di «Cent’anni a Nordest». Clicca per vedere altre foto.

Il 4 novembre è la festa delle Forze Armate e della vittoria italiana nella prima guerra mondiale; celebrarla a Trento, città conquistata – anzi, redenta! – non ha prezzo; il centro sociale autogestito «Bruno» di Trento l’ha celebrata con l’ultima serata del Ventre della Bestia Tour.

Per diversi mesi, Wu Ming 1 ha presentato Cent’anni a Nordest nei luoghi del libro. Nel ventre della bestia, appunto. Il giro è iniziato a Trieste ed è finito a Trento, non a caso…

Al CSA Bruno, in una sala affollatissima, a dialogare con WM1 c’erano Tommaso Baldo e lo storico Quinto Antonelli. In questo post proponiamo la registrazione della serata, divisa in capitoli e con sommario degli interventi. Si può ascoltare in streaming da questa pagina (utile per seguire il sommario) o scaricare in una cartella zippata (235 mega). Nei prossimi giorni sarà scaricabile da Radio Giap Rebelde, anche tramite iTunes.

Approfittiamo del post per linkare alcune interviste e recensioni di Cent’anni a Nordest apparse negli ultimi tempi. Buon ascolto e buona lettura. Ora il testimone passa a L’invisibile ovunque. Conto alla rovescia per il 24 novembre. Prosegui la lettura ›

Le guerre sbagliate dell’Italia, le guerre giuste di un italiano


Insomma, pare che l’Italia voglia tornare su uno dei suoi luoghi del delitto, cioè in Iraq, a bombardare come ai tempi di Cocciolone, ad annichilire questo e quello come ai tempi di Nassiryah, e magari a far vedere come muore un italiano, come ai tempi dei contractors. Del resto, quando si ottengono buoni risultati, perseverare è doveroso.

Intanto, le grandi potenze fanno a gara a chi bombarda più civili in Medio Oriente. Tutto per combattere l’ISIS, si dice. Cioè un nemico-golem creato dagli interventi militari precedenti… con più di un aiutino da parte della Turchia di Erdogan. Quella Turchia che è un paese Nato e da mesi – mentre la Nato dice di combattere l’ISIS – reprime e bombarda i curdi, cioè gli unici ad avere sconfitto l’ISIS sul campo. Aria viziata a circolazione forzata.
E la Russia che forse metterà i boots on the ground. L’ultima volta che la Russia ha pestato quei boots fuoricasa è stata in Afghanistan, dove ha strascicato per anni una guerra condotta in modo disastroso, durante la quale si sono formati i Bin Laden, gli al-Zawahiri, i mullah Omar. Più di recente, il terrorismo islamico non è calato ma cresciuto anche per colpa di Putin, per quello che ha combinato e tuttora combina in Cecenia. Con l’ISIS in Siria pare ci siano 2500 ceceni. Insomma, scusateci se, per questi e per molti altri motivi, la favoletta di Putin salvatore del mondo non ce la beviamo.

Tutti i padroni del pianeta dicono di voler combattere l’ISIS (chiagni), tutti usano l’ISIS per portare avanti i loro interessi (fotti).
Non c’è da dubitare che, per l’ennesima volta, anche l’Italia farà del proprio peggio. Prosegui la lettura ›

«Cent’anni a Nordest». Ronchi dei Partigiani, la diserzione oggi e l’œrrore della «memoria condivisa»

Corteo neoindipendentista a Trieste, 13 settembre 2015.

Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1 continua a far discutere e scrivere. In attesa delle prossime tappe del Ventre della Bestia Tour (sabato 19 settembre a Verona e la sera dopo a Padova), proponiamo qui nuove recensioni, un paio di interviste a WM1 e l’audio della presentazione del 31/08 scorso a Ronchi dei Partigiani (Gorizia). Ne approfittiamo per un aggiornamento sulla situazione da quelle parti, tra esponenti del PD che esaltano D’Annunzio e l’occupazione di Fiume del ’19 e Casapau che alza la cresta e fa chicchiricchì per salutare il sole.

Il critico e saggista Daniele Giglioli ha recensito Cent’anni a Nordest su «La Lettura» (supplemento domenicale del Corriere della sera) il 23/o8/2015. Ecco il suo articolo. N.B. Il titolo è nostro. Prosegui la lettura ›

Speciale «Cent’anni a Nordest». Suoni, video, reazioni, recensioni e discussioni dalla Croazia alla Sardegna

«The Burning Cemetery», la performance ideata e realizzata da Alberto Peruffo con cui si apre Cent'anni a Nordest. Clicca per vedere tutte le foto e leggere un resoconto dettagliato della giornata.

«The Burning Cemetery», la performance ideata e realizzata sull’altopiano di Asiago da Alberto Peruffo con cui si apre Cent’anni a Nordest. Clicca per vedere tutte le foto e leggere un resoconto dettagliato della giornata.

Il libro di Wu Ming 1 Cent’anni a Nordest sta facendo molto discutere, on line e dal vivo.

La prima presentazione del «Ventre della Bestia Tour» si è tenuta al Lunatico Festival di Trieste, nel parco di S. Giovanni (dove un tempo c’era il manicomio, quello smantellato da Basaglia e compagni), la sera dell’8 agosto 2015. Sono arrivate non meno di duecentocinquanta persone, il dibattito è stato intenso e in questo post ne proponiamo la registrazione, divisa in due parti, ciascuna dotata di un indice ragionato. Durata complessiva: un’ora e quarantacinque minuti. Proponiamo anche un video di Fausto Vilevich ispirato a un momento della serata. Fausto è uno dei fondatori e gestori del Knulp, il locale triestino dove si svolge anche una scena di Cent’anni a Nordest.

Negli ultimi giorni sono uscite svariate nuove recensioni, ciascuna con un “taglio” differente, in alcuni casi basate su sguardi obliqui che mettono in luce aspetti della tematica non appariscenti ma cruciali. Un esempio non a caso: la recensione di Omar Onnis, teorico di un indipendentismo sardo che rifiuta nazionalismi ed essenzialismi. Anche la recensione di Stefano Lusa, maturata nel mondo delle comunità italiane in ex-Jugoslavia, è utile e fornisce una prospettiva discutenda e, più che spiazzante, spiazzata. Altre recensioni interessanti sono quelle di Daniele Barbieri, Franco Berteni e Pietro Amati (quest’ultima è una videorecensione). Prosegui la lettura ›

#100anniaNordEst: Fahrenheit, recensioni… e il «Ventre della Bestia Mini-Tour»!

In "Cent'anni a Nordest" passa tipo meteora anche lei, Adelina Putin (con l'accento sulla i).

In Cent’anni a Nordest passa tipo meteorite pure lei, Adelina Putin. Con l’accento sulla i.

[WM1] Domani – lunedì 20 luglio – alle ore 16 presenterò Cent’anni a Nordest con Loredana Lipperini a Fahrenheit, Radio 3. Streaming qui.
Approfitto della notizia e delle inevitabili risonanze con la cronaca nera degli ultimi giorni (nel senso di “camicia nera”, “brigate nere” ecc.) per aggiornare sulle vicissitudini del libro. Di seguito riporto alcune nuove recensioni e due commenti molto interessanti, oltre a comunicare le date di quello che potremmo chiamare il Ventre della Bestia Mini-Tour (agosto – novembre 2015). Prosegui la lettura ›

Sull’uso politico dell’austronostalgia. Discussione tra giapster a partire da #100anniaNordEst

Cecco Beppe e Sissi

WM1 Già durante la pubblicazione a puntate del reportage sul sito di Internazionale mi arrivò una mail dove mi si rimproverava di «sottile nazionalismo» perché mettevo in discussione il mito a lenti rosa dell’Impero austroungarico. «Gli Asburgo avevano i difetti che lei dice, ma i Savoia erano molto peggio», era il succo della mail. Ecco uno stralcio della mia risposta in quell’occasione:

«Non credo proprio che il mio approccio possa essere imputato di nazionalismo, ancorché “sottile”, visto che il mio punto di partenza è il rigetto radicale di ogni elemento di nazionalismo (non solo di quello italiano ma anche di quelli “su scala minore”, rinvenibili nei vari indipendentismi che stanno prendendo piede nel Nordest), di tutte le rimozioni della storia patria (molte delle quali connesse alla Grande guerra e alle sue motivazioni imperialiste, razziste e antislave) e della narrazione tossica “Italiani brava gente”.

Che la conquista e l’italianizzazione forzata della Venezia Giulia e dell’Adriatico orientale siano stati veri e propri crimini storici su vasta scala l’ho scritto in maniera chiara nel reportage, a suo tempo ci ho scritto un libro (Point Lenana) e svariati articoli e commenti. Sul fatto che i Savoia fossero lerci figuri, idem. Ma si può pensare e dire questo senza bersi l’idealizzazione del dominio asburgico, che nella retrospezione rosea di certo indipendentismo è tutto rose e fiori. Se devo scegliere tra sparare agli Asburgo in nome dei Savoia e sparare sui Savoia in nome degli Asburgo, grazie, ma preferisco sparare su entrambi. Come si legge nel Re Lear, “il tempo della vita è breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re”.»

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