NABAT-JOUR! Una luce punk-rock nella notte pre-referendum

Nella Bassa Bolognese. Una due-giorni di mitopoiesi, zanzare, punk-rock e smatafloni (con guantoni e arbitro, ovviamente!).  Se sei in zona, prima o dopo aver fatto il tuo dovere al referendum… (E ci siamo già intesi, inutile andare troppo in là nella predica ai convertiti)
Qui sotto, una testimonianza video sui Nabat aujourd’hui, anno 2011.

LINK CORRELATI:

Wu Ming Nabat Ensemble, Live at Bartleby’s

Oi! The Cockney Kids Are Innocent! - di WM1 e WM5 (2002)

Gli altri anni Ottanta: appunti da un cono d’ombra – di WM5 (2010)

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9 commenti Scrivi un commento
  1. redazione gaz says:

    dialetticon ringrazia (http://dialetticon.blogspot.com/)

    buona festa!

  2. Wu Ming 1 says:

    Impressioni sul concerto di ieri sera, partendo da un montaggio dei tweet scritti durante l’evento.

    Premesso che non vedevo la band live dal 1994 (almeno, mi pare fosse il 1994, comunque subito dopo la prima reunion);
    premesso che, a quanto mi dicono, rispetto ad altre esibizioni recenti (come il rabbioso e già leggendario concerto di Ginevra della settimana scorsa, con gente venuta da Parigi per intervistarli, e Roddy Moreno degli Oppressed rimasto a bocca aperta) quello di ieri sera a Ponticelli era tutto sommato un gig “rilassato”;
    premesso tutto questo, secondo me i Nabat una line-up così non l’hanno mai avuta in 30 anni di onorata carriera. Fanno mangiare la polvere a orde di band ben più famose e celebrate.

    Steno canta molto meglio di trenta, venti o dieci anni fa. Yu Guerra a fare la seconda voce dà un innegabile valore aggiunto. Il ritorno di Ricky/WM5 (unico altro membro originale, benché assente dalla primissimissima formazione) ha riavvicinato la band allo spirito degli esordi. La sezione ritmica è impeccabile, e c’è questo batterista argentino (il più giovane del gruppo) che ha un “tocco” precisissimo e al tempo stesso una “pacca” da paura. Sembra uno che risolve equazioni dietro un muro di suono. Da quel che ho capito, studia percussioni al conservatorio, e si sente: mette nel sound dei Nabat qualcosa di vibrante, quasi fosse un batterista jazz.

    Steno è un animale da palco, è lo zio Fester di cui il rock ha bisogno. Il palco è in mezzo al prato della Casona e *non è illuminato*, ma Steno – come il suo quasi-sosia della famiglia Addams – può accendere lampadine semplicemente mettendole in bocca, e le lampadine sono i testi delle canzoni, alcune delle quali (gira che ti rigira) fanno il loro sporco lavoro dal 1981.

    La gente poga sul prato bagnato. Padri quarantenni che pogano insieme ai figli pre-adolescenti skinelli o punkettini! Queste scene non si vedevano, quand’ero ragazzo io. E ci sono molte più donne, ad abbassare il testosterone… Ha ragione WM5: “Man mano che il punk diventa ‘folk’, musica popolare, diventa sempre più trans-genere e trans-generazionale”, e ha ragione anche Gigo degli Impact (il primo gruppo HC che ho visto dal vivo, nel lontano 1987), che si è guardato intorno e ha detto: “Sembra una festa de l’Unità di quelle di tanti anni fa”.
    E Janz degli Impact: “A rivedere suonare i Nabat, devo dire che mi sono un po’ commosso”.

    [Un inciso: parlare coi miei concittadini Gigo e Janz ha commosso un po' anche me. Quand'ero ragazzino, loro erano più grandi di cinque-sei anni e già titolari di una band famosa nel circuito punk internazionale. Erano delle specie di idoli. Per chi non li conosce, ecco il sito ufficiale degli Impact: http://www.impact-hc80.com/ ]

    Detto questo, dopo i 40 è comunque saggio star lontani dal pogo. E’ pur vero che i Nabat del nucleo storico vanno ormai per i 50, ma loro stanno sul palco. Io, se mi prendo una scarponata nella schiena, passo a letto la prossima settimana, e poi chi lo traduce più Stifenching? :-/

    Rimbomba Un altro giorno di gloria, canzone scritta per il quartiere operaio di S. Donato, inno agli eroi che si alzano la mattina e fanno un lavoro di merda.
    Sentire Scenderemo nelle strade e pensare che siamo nel 2011, beh, tutto questo connette a una *tradizione*: “N-Oi! non siamo cambiati! / N-Oi! non siamo pentiti!”:
    http://youtu.be/AhfYM1o9i3Q

    Man mano che faccio la cronaca del concerto via Twitter, gente lontana comincia a commentare, a chiedere, a riportare versi dei pezzi come se stesse cantando insieme a chi è qui.

    Ecco Italia degli sfruttati, introdotta da Steno con un discorso sul gilet di suo nonno (quello che indossa ora sul palco, a suo dire). Dice che la sua famiglia è originaria di questa zona della Bassa, e si è spostata a Bologna-città quando lui era piccolo. “Anche la nostra è una storia di emigrazione”, aggiunge con un sorriso sghembo.
    http://youtu.be/0jGd38eIIjk

    Potere nelle strade: incisa per la prima volta nell’83 o giù di lì, e senti come risuona oggi, in tempi di rivolte popolari, tumulti, “acampadas”, dal Nordafrica alla Spagna, dal Belgio alla Grecia, fino ai presidi No TAV:
    http://www.youtube.com/watch?v=NbjOewqPxvU

    Ed ecco il mio tweet che ha avuto più successo ieri sera:
    “I #Nabat insultavano Red Ronnie già nel 1980, se non prima. Vedi ben com’erano avanti!”
    [Il nostro amico Philopat, nel 1981, ebbe l'onore di prendersi un calcio in faccia da Red Ronnie, lo racconta nel suo primo libro Costretti a sanguinare. Ieri sera, scherzando ma nemmeno tanto, si diceva che sarebbe ora di restituirlo, quel calcio! :-D]

    Arriva finalmente Laida Bologna. Qui ci vuole l’aneddoto: svariati anni fa, due miei amici dormono in un ostello dell’ex-Jugoslavia. A un certo punto, uno domanda loro: “Where are you from?” e loro: “Bologna, Italy.” Il tipo si esalta e fa: “Bolonia? NABAT!!! Laida! Laida! gran Bolonia!” I Nabat sono un simbolo di italianità, come Pavarotti e Benigni.
    Steno introduce il pezzo ricordando che fu ideato negli ultimi tempi della giunta Zangheri e inciso sotto la giunta Imbeni. “Ma Imbeni, rispetto a quelli che ci sono oggi, era davvero un gran signore. Una volta mi ha incontrato in Piazza Maggiore e mi ha salutato, pensa un po’!” Rapido accenno allo scandalo che ha coinvolto Delbono, poi al commissariamento del Comune, “e adesso c’è Merola”… Parte il pezzo, “MERDA PER ME, CARO ASSESSORE! MERDA PER ME, PRIMO CITTADINO!” e chiaramente non cantano “Im-beniiiii-i-i-no”, fanno solo “Eeeeeh, a-eeeeeh, e-a-eeeeh”, però verso la fine Steno vuole dedicare l’ultima strofa all’appena insediato Merola (“Ammazza, promosso sulla fiducia!”, commenta in tempo reale Giuliano Santoro su Twitter): “CONTRO DI TE! / VOGLIO LA TUA FINE! / CONTRO DI TE! / VOGLIO LA TUA FINE! / EEEEEH, A-EEEEH, E-A-EEEEH! A-EEEEH, E-A-EEEEH, A-EEEEH, E-A-EH!!!”
    http://youtu.be/M4C_6kpFUsk

    Ultimo pezzo (“Noooooooo!”, urla ritualmente il pubblico), Tempi nuovi, e cantano tutti. “Secoli di immondizia non / ci hanno ancora cancellato” e “Questo muro è alto ma / potremmo anche abbatterlo”.
    http://youtu.be/l7d-4KoxbRw

    La gente chiede il bis (Steno: “Abbiamo suonato un’ora e mezza, c’sa vliv dala vètta?“), poi rifanno tre pezzi del set.
    Gran serata. Oi! Oi! Oi! Oi! Oi! Oi! Oi! Oi! Oi! Erano almeno 15 anni che non lo urlavo così. In omaggio a quel che fummo e siamo ancora, ero arrivato a Ponticelli in “alta uniforme” original: Ben Sherman, bretelle, Harrington, Levi’s 501 e Brogues. Mi sono addirittura ritrovato, alla veneranda età di 41 “berrette”, a chiacchierare con un quattordicenne sul numero di buchi consentito in un paio di anfibi: “Dodici va ancora bene, ma sei sul limite. Dieci sarebbe perfetto. Sopra i dodici, è da nazi. Lacci bianchi mai, li portano i nazi. Lacci neri o rossi. Tondi, non piatti. Almeno una volta era così. Adesso, forse, è tutto più lasco” :-D
    Gran serata. Ogni tanto fa davvero bene.

    Su YouTube c’è già un frammento video del concerto: ASOCIALE OI! http://youtu.be/ydSDTIGPgsM

    E adesso, 1 luglio, festival delle culture antifasciste, Caserme rosse, Bologna: NABAT e IMPACT insieme.

  3. jumpinshark says:

    @WM1
    1) il palindromo punk generazionale 41 14 col dialogo sul numero di buchi consentito in un paio di anfibi è memorabile. Soprattutto per il pischello, che hai sicuramente imprintato (il plagio non c’è più per fortuna:) ). Il giovinetto a 18 anni avrà già scritto un romanzo storico sulla Comune e una guida ai Minor Threat!
    2) Il problema non è tanto pogare a 41 anni ma pogare a 41 anni twittando di brutta maniera, un po’ come quei vecchietti che parlano al cellulare mentre guidano in autostrada.
    3) Scrittore a letto con una scarponata nella schiena… Saresti perfetto per Stifenching, ovvero per Misery.
    4) Nello storify “NABAT-JOUR lumi di punk” un piccolo remix per me e gli altri che non c’erano http://bit.ly/lspZTU

  4. Wu Ming 1 says:

    @ jumpinshark

    grazie per lo storify! :-)

    Quel ragazzino ha già l’influenza del padre, che è uno bravo, mio vecchio compagno ai tempi della Pantera. Era uno di quelli che pogava con la prole :-D

  5. Wu Ming 5 says:

    Prima di tutto: la recensione di WM1 è troppo benevola. Sembriamo una band eccezionale, invece siamo solo molto bravi. :-)
    Boh, per me in tutti questi anni che non ho suonato il punk rock è stato una specie di rimosso fondamentale. Rientrare non è stato facile. fisicamente: suonare la chitarra vuol dire avere i muscoli dellle mani forti, sciolti e allenati. Si tratta nè più ne meno di tornare in forma. E’ simile al rientro di un pugile dopo anni di non-ring. Comunque, mi sembrava semplicemente che fosse giunto il momento. Quando torna il conflitto, devono tornare le chitarre assordanti. Quando c’è la crisi, il punk diventa il blues urbano di chi lotta per sopravvivere. Questa fase è interessante, agli inizi era impensabile un punk transgenerazionale… erano i tempi in cui uno di vent’anni ti sembrava vecchio.
    Il punk è bolognese come i tortellini, eppure è un linguaggio mondiale. E’ una forma di folk planetario, unisce gente dal Cile all’Indonesia. E’ bello vedere la gente pogare, fare i cori e tutto il resto. E’ bello sapere che ciò che ti distanzia dal tuo pubblico è qualche decina i centimetri in altezza, quando sei sul palco. E questa distanza dura l’arco di un live act. Dopo, i nostri blues sono come quelli di tutti. La merda quotidiana che affrontiamo è la stessa.
    Se c’è una cosa che mi piace nei Nabat, è che hanno sempre cantato canzoni di riscatto.

  6. luca says:

    Oggi è una buona giornata.
    E dal post ai commenti in questo testo ci sono passaggi
    memorabili. Per riflessioni di ogni tipo.
    E’ vero. Il primo luglio non si può mancare.
    L.

  7. Yu Guerra says:

    Vorrei poter aggiungere qualcosa che possa completare, evidenziare o, perchè no, contraddire i due post di Wu Ming 1 & Wu Ming 5, ma, credetemi, hanno già scritto tutto, e maledettamente BENE!

  8. The Daxman says:

    Di chiunque sia, complimenti per la Gretsch verde sparkle! :-D

  9. The Daxman says:

    ehm… volevo dire glitter! :-P

«Ribellarsi è giusto: ma bisogna farlo bene, saperlo fare bene, imparare a saperlo fare bene, e questo è il compito di una vita.» (Mario Tronti)

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Il Domenicale, giornale fondato
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«Altai è una boiata, proprio come Q
Libero

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«Venditori di inchiostro al dettaglio. I lettori di Wu Ming sono azionisti inconsapevoli di un’operazione più commerciale che culturale. I Wu Ming sono un'associazione a delinquere di stampo immaginario.»
Gian Paolo Serino, Il Giornale

«I Wu Ming si sono venduti da subito [...] Penso che in Italia molti autori che sono stati considerati particolarmente d’avanguardia avevano già un’idea molto precisa di entrare in certe condizioni nella grande editoria e quindi avevano l’idea di vendersi già da prima [...] Sul New Italian Epic debbo dire che a me sembra soltanto una presa per il culo. Uno studio recente ha dimostrato che in Italia esistono soltanto ottocentomila grandi lettori: ottocentomila persone vuol dire uno stadio italiano, non vuol dire chissà cosa.»
Un poeta con le idee un po' confuse
sulla capienza degli impianti sportivi

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