Il Movimento Arts and Crafts e J.R.R. Tolkien

[In occasione dello Hobbit Day, nell’anno di uscita del primo film ispirato a Lo Hobbit, pubblichiamo il testo di un intervento tenuto alcuni anni fa a un convegno internazionale della Tolkien Society. L’autrice, Ty Rosenthal, è una fan neozelandese di J.R.R. Tolkien, che partendo dall’intuizione di più celebri studiosi (Hammond e Scull) sostiene –  immagini e citazioni alla mano – una tesi molto interessante ma poco approfondita dalle nostre parti. Vale a dire l’influenza diretta che William Morris, la pittura dei Pre-Raffaeliti e il movimento Arts and Crafts esercitarono su Tolkien, sulla sua visione estetica e narrativa.
In Italia non ci si è impegnati granché a indagare il legame tra Tolkien e una delle poche fonti di ispirazione letteraria da lui esplicitamente riconosciute: William Morris (forse, ipotizziamo, a causa dell’irriducibilità di questa figura ai parametri politico-culturali nostrani). Ty Rosenthal lo fa con la semplicità della lettrice amatoriale, andando a leggere i testi e soprattutto considerando Tolkien anche come artista figurativo e come calligrafo.
Ci sembra un buon modo di festeggiare il compleanno di Bilbo e Frodo Baggins, quello di incoraggiare un punto di vista diverso su Tolkien, sulla sua formazione artistica, inserendone l’opera in un phylum culturale in buona parte ancora da indagare.] Prosegui la lettura ›

Radio Giap Rebelde – Codroipo! Live 2012

 

Parco della Biblioteca civica “Don Gilberto Pressacco”, Codroipo (UD), 24 agosto 2012:
Funambolique e Wu Ming 1 a “Musica in Villa”, un’€™iniziativa Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli.
Versione live – extended & radically improvised – dell’album Arzèstula (2011), ispirato all’omonimo racconto tratto da Anatra all’arancia meccanica, Einaudi, Torino 2011.
Per contatti, date, congratulazioni: funambolique CHIOCCIOLA yahoo PUNTO it
Per dire, è abbastanza una vergogna che ‘sta cosa non l’abbiamo ancora suonata a Bologna. Le realtà cittadine – e dei dintorni – soffrono, e col cazzo che s’offrono :-) Prosegui la lettura ›

Wu Ming on the road: Autunno 2012

Al ritorno dopo la pausa estiva, eccoci di nuovo in pista con il calendario d’autunno.
Come già detto qualche mese fa, siamo in una fase di scrittura molto intensa: il collettivo al completo è al lavoro sul secondo volume del Trittico iniziato con Manituana, mentre WM1 (con il comandante Roberto Santachiara) è in dirittura d’arrivo per Point Lenana. Prevedendo un autunno molto caldo, ci eravamo tenuti liberi quasi esclusivamente per le presentazioni di Timira – romanzo meticcio e per i reading musicali. Da un paio di settimane, tuttavia, stiamo declinando qualunque proposta di incontro pubblico da qui alla fine del 2012, perché l’agenda è ormai stracolma e non c’è modo di farci entrare nient’altro. Quello che segue, pertanto, è il nostro calendario definitivo, fatti salvi i dettagli che via via aggiungeremo ai vari appuntamenti.
Fanno eccezione pochissimi incontri che non hanno ancora una data precisa: Prosegui la lettura ›

Bengasi… Bengasi… Dove abbiamo già sentito questo nome?



Bengasi
, di Augusto Genina, 1942

Ne abbiamo discusso tempo fa su Identica (contiene spoiler)

“Bengasi” e “Cirenaica” sono nomi che in Italia pronunciamo con troppa inconsapevolezza. E invece, prima di farlo, dovremmo lavarci la bocca col sapone. In Cirenaica gli abusi, le ruberie, le deportazioni di massa e i massacri compiuti dal nostro imperialismo sono a monte di una lunga catena di eventi che, serpeggiando, si allunga fino alle ultime 48 ore.
A Bologna, “la Cirenaica” è un rione della prima periferia est, diviso a metà da Via Libia, e chissà in quante altre città la toponomastica ricorda i tempi in cui la Libia era “nostra”.
Nel 1911 festeggiammo il cinquantenario dell’Unità d’Italia invadendo quelle terre; solo vent’anni dopo terminammo di “riconquistarle”; dieci anni dopo le riperdemmo (ma nel ’42 il film di Genina terminava con un auspicio che oggi è diventato un “what if”). Prosegui la lettura ›

Affile, Grazianilandia. L’eredità razzista e il mausoleo delle sfighe

Graziani semi-ignudo, 1937

Graziani con le chiappe al vento, 1937. Clicca per ingrandire.

di Wu Ming 1

E’ accaduto il mese scorso. Ad Affile, piccolo comune a est di Roma, la giunta di «centrodestra» – chissà quando ci libereremo di quest’eufemismo! – ha inaugurato un sacrario dedicato a Rodolfo Graziani (1882 – 1955).
Graziani – che è sepolto nel locale cimitero – fu governatore della Cirenaica durante la «riconquista» fascista della Libia (1930-31), comandante del fronte sud durante l’invasione dell’Etiopia (1935-36), viceré d’Etiopia nel biennio 1936-37 e comandante delle forze armate della Repubblica di Salò durante la guerra civile del 1943-45.
L’edificio – di una bruttezza e mediocrità da rimanere soffocati – è costato 130.000 euro sborsati dai contribuenti, fondi che la Regione Lazio aveva stanziato per altro uso. Il Comune li aveva chiesti per la riqualifica del parco di Radimonte e per un generico sacrario “al Soldato”, progetto senz’altro discutibile ma non equivalente alla commemorazione di Graziani, che pare non fosse menzionato in nessun documento.
Il podestà Il sindaco Ercole Viri si è difeso dicendo che «ad Affile quando si dice “il Soldato” si intende solo Graziani». Ah, beh, non fa una piega. Prosegui la lettura ›

Stop Motion: i tempi interstiziali della rivolta a passo uno

Devo

di Wu Ming 5

Si esce dall’infausto tunnel appenninico alla luce, si apre la periferia di Bologna. Poiché Bologna è una piccola città, il tempo che separa dall’arrivo è poco. Prossimi alla vista, elementi di paesaggio urbano. Il generico dell’erba che cresce in mezzo alle crepe, tra i binari, la ghiaia, il bitume, tag e graffiti. Il generico: che significa il potente in sé. Poi lo sguardo si allarga, e dopo lo straniamento iniziale ecco i luoghi. Il taglio della linea ferroviaria li rende da un’altra prospettiva, riposano sulla terra con un senso di legittimità, naturalezza apparente, lontana dalla sensazione di chiusura o dai sentimenti di oppressione, dal teatro di fuga possibile che evocherebbero quando li si cammina per strada. Appaiono assorti, dimensione posta sul crocicchio tra inerziale, mera massa, architettura e piano urbanistico. Li si guarda dall’alto e li si attraversa veloci, a dispetto della stolidità, dell’idiozia dei materiali, del peso gravoso di case e strutture, o dell’apertura frequente di spazi dedicati al tempo parallelo del gioco – il basket, il calcio. Si stenta a credere che siano luoghi attraversati, segnati ciclicamente dal tempo radioso della rivolta: tutto appare sempre dato, e a dispetto dei segnali che indicano disfacimento o mutazione, tutto appare sotto il volto della fissità, della continuità, della lunga durata. Prosegui la lettura ›