Due booktrailer, sei fuori posto e un’intervista

Per una settimana buona è circolato su YouTube in versione beta, con qualche piccola correzione ancora da inserire. Ora invece abbiamo il piacere di presentarvelo nella sua veste definitiva e in un doppio formato.
Il booktrailer de “Il sentiero degli dei” girato da Marcello Pastonesi.

Questa che vedete qui sopra è la versione da 50 secondi. Quella da due minuti e mezzo potete guardarla qui

E sempre a proposito di video, la silhouette di Wu Ming 2 compare in un’intervista per la WebTV del Trento Film Festival, registrata in occasione di un incontro pubblico con Claudio Sabelli Fioretti, per parlare di libri, Alta Velocità e sentieri. Purtroppo un piccolo dettaglio fisico (anzi due) tradisce l’anonimato del nostro, ma almeno non sembra di avere di fronte la sagoma di Facebook…

Ricordiamo che la prossima assemblea della Repubblica Democratica dei Lettori, con Il sentiero degli dei all’ordine del giorno, si terrà giovedì 13 maggio, alle ore 21, presso la Mediateca di San Lazzaro di Savena (BO). Molto probabile la presenza di un banchetto per raccogliere le firme a favore del referendum sull’acqua pubblica, una campagna che abbiamo deciso di sostenere in tutte le nostre iniziative. Il nuovo libro di WM2, infatti, affronta la questione sotto almeno due aspetti: da un lato, il danno irreparabile a fiumi, pozzi e sorgenti dell’Appennino, causato dal passaggio dell’Alta Velocità Bologna – Firenze; dall’altro, il paradosso dei risarcimenti per quei danni, che rischiano di passare (e in parte sono già passati), dalle tasche di Cavet – Impregilo (che ha scavato le gallerie) a quelle di Publiacqua/Acea/Caltagirone (multiutility a partecipazione privata che gestisce l’acquedotto del Mugello).
Come scrivono i volontari dell’associazione Idra:
La valle danneggiata non viene risarcita (se mai può esserlo). Al contrario: paga due volte. Quella che prima era acqua pulita e gratuita, in caduta libera, è diventata acqua sporca da depurare. Acqua che costa: energia, inquinamento, denaro. Acqua che – magari – rende. Acqua SpA.”

***

Nel frattempo, esce oggi per Einaudi Stile Libero l’antologia Sei Fuori Posto, che raccoglie i racconti scritti per i Corti di Carta del Corsera da Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Valeria Parrella, Piero Colaprico, Wu Ming e Simona Vinci. Chissà, magari faranno una serie TV anche con questa raccolta, come già successo per Crimini Italiani. In quel caso il nostro racconto (Momodou) è stato forse l’unico a non essere adattato per il piccolo schermo (strano: narra di due carabinieri che ammazzano un immigrato…). A ‘sto giro, invece, con American Parmigiano potrebbe pure andarci fatta bene… Sempre che trovino un attore italiano degno di vestire i panni di George Washington. Staremo a vedere.

Infine, concludiamo questo lungo post miscellaneo segnalando una bella intervista per il blog Goodthing, dove, a proposito di serie TV, rispondiamo come gli sceneggiatori di Boris: uno al computer e gli altri intorno che suggeriscono.

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13 commenti su “Due booktrailer, sei fuori posto e un’intervista

  1. Booktrailer…

    :: Wu Ming 2, (qui il post su Giap)…

  2. E’ davvero desolante vedere, anche solo passando in macchina, le colline secche già in primavera nei punti dove le falde si sono probabilmente “seccate”. E, nel frattempo, stanno facendo la variante di valico della A1 e anche lì si vede acqua uscire a fiumi dai punti dove stanno lavorando (la zona che conosco è quella in comune di Barberino del Mugello, poco fuori dal paese, lungo la strada che sale verso Montepiano): cosa succede?! Qualcuno ci ha buttato un occhio?

  3. I “piccoli dettagli” mi inducono a sospettare che Wu Ming 2 sia un figlio illegittimo di Leonard Nimoy :-)

    Belli i booktrailer, funzionano. Mi è venuta voglia di leggere il libro.

  4. Prima la foto di WM5, poi il profilo di WM2, WM4 che discorre ( ma il video lo avete visto voi? ) co’ Gianni Minà sul tubo… WM1 manchi solo tu!

  5. A proposito di acqua, a mio giudizio filo rosso, insieme al freccia rossa, de “Il sentiero degli dei”.
    Le sorgenti prosciugate credo siano un’immagine eloquente del tipo di rapporto che intratteniamo con l’ambiente. Molte borgate su per i monti sono sorte in quei precisi luoghi proprio perchè nelle vicinanze c’era una sorgente che dava da bere e da irrigare. Scavi e tunnel, aprendo un’altra via all’acqua uccidono le sorgenti. Qui è successo con l’A32 Torino Bardonecchia, con il raddoppio della Torino Modane e con la centrale di Pont Ventoux. Dopo quei lavori le sorgenti di Eclause e di Soutoul si sono seccate, così come il Rio Pontet. E quelle di Aut Mont a Exilles e di Rival a Salbertrand, e decine di altre (ma decine sul serio). Per sostituirle l’acqua viene pompata dentro serpenti neri di plastica larghi qualche pollice.
    Non contenti, e dopo ciò che è capitato nel Mugello, vorrebbero fare un nuovo tunnel lungo una cinquantina di Km. Maledetti.

    Nota alla nota 36 de “Il sentiero degli dei”: dove WM2 parla di una metaforica frana che colpì il mondo eolico. Di pochi giorni or sono la notizia di un’altra frana eolica che ha colpito un noto politico il cui nome ha una pericolosa assonanza con un fu partito circa-ambientalista…quando si dice annusare l’aria.

  6. […] degno di vestire i panni di George Washington” scrive il collettivo bolognese nel suo blog “Staremo a […]

  7. @f.s.: anche Sabelli Fioretti, a Trento, mi diceva che l’acqua è il filo conduttore del libro. E mi sa che avete ragione. Anche perché molte riflessioni (non solo sull’acqua) ruotano intorno a una frase di Gianni Tei, il p.m. del processo al Cavet per lo scempio delle sorgenti mugellane:

    Gli imputati devono aver pensato che l’acqua fosse loro. E se non loro, allora che non fosse di nessuno, secondo il principio abbastanza in uso nel nostro Paese, per il quale i beni pubblici non sono considerati beni di tutti, ma di nessuno, per l’appunto, e quindi, alla fine, sono di chi se li prende.

  8. Quanto alle questioni eoliche, ieri alla Biblioteca civica di Verona ho incontrato un dipendente di Agsm, la ditta che ha progettato l’impianto con 24 aerogeneratori alti quasi cento metri su un crinale boscoso a 1000 metri di altitudine, attraversato dalla Via degli Dei. Mi ha detto di aver già ordinato il libro, per sé e per il collega responsabile del progetto. Sono curioso di sapere cosa ne penseranno. Spero davvero che si facciano vivi per confrontarsi sul tema.

  9. E’ OT, ma avete letto l’articolo del supplemento domenicale del Sole 24 Ore di oggi, pag 27, a firma G. Antonelli : ‘La leggerezza etica è pura etichetta’ ? Io non ci ho capito molto, ma parla di impegno, etica e letteratura, di Wu Ming, NIE Vs New Italian Realism…

  10. Antonelli riesce nell’impresa impossibile di scrivere 150 righe a due colonne senza dire NULLA. Butta lì una serie di affermazioni più trite di un battuto al prezzemolo e mai una volta si prende la briga di spiegare quel che sta dicendo. Esempio: “Quello tra etica e letteratura è un accostamento che suona lievemente ossimorico (un po’ come in banca etica)”. Perché? Antonelli non lo spiega, si limita a citare Trevi: “sentir parlare di quell’incredibile stronzata, di quell’incontro considerato tanto proficuo, dell’etica e della letteratura”. E se lo ha detto Trevi, vale la pena crederci e basta. Poi, più prevedibile di un moscerino ubriaco, Antonelli tira fuori il marketing, figuriamoci, ed ecco che letteratura etica diventa un “bollino blu che aiuta a vendere meglio”. Qui almeno ci fa la cortesia di spiegare in cosa consisterebbe la trovata pubblicitaria, e cioè: “far sentire i consumatori più buoni, avveduti e consapevoli”. Peccato che l’impegno etico di cui si parla in New Italian Epic non sia affatto quello di una narrazione etica, ma di un’etica del narrare, del raccontare storie. Differenza che a me non pare così sottile da poter prendere l’una per l’altra. Il resto dell’articolo è dedicato alla domanda: “Ma lo stile degli scrittori di oggi corrisponde a un’etica o a un’etichetta?”. Domanda di per sè pure interessante, peccato che la si butti in vacca, sostenendo che paratassi, sintassi nominale, frasi brevi, simulazione di parlato, escursioni nei bassifondi, ricorso al dialetto, eccesso di similitudini e “metaforicità mirata a un fine civile”, TUTTO questo, tutto insieme, senza distinzioni, fa parte di un bon ton che, udite udite, consente di “entrare nei salotti buoni della società letteraria”. Perché alla fine si torna sempre lì, e per certi critici la vera ferita è sempre quella: non riescono più, poverini, a decidere chi sta fuori e chi sta dentro dai salotti buoni. Così accusano gli altri di volerci entrare, ma sono gli unici ad averne nostalgia.

  11. A proposito di “salotti buoni”. Se non è un caso di omonimia, il Giuseppe Antonelli dell’articolo è lo stesso che ha partecipato al premio Strega del 2003, col romanzo Trenità(Pequod).
    Inoltre, collabora al domenicale del Sole 24 Ore, all’Indice dei libri del mese, a Nuovi Argomenti ed è Professore associato di linguistica italiana.
    A occhio, mi sa che dei salotti buoni della società letteraria se ne intende più lui di Ammaniti, ma magari mi sbaglio. Noialtri, nei salotti buoni, ci siamo capitati giusto un paio di volte. E dopo aver rubato l’argenteria, non ci siamo più tornati.

  12. “…Peccato che l’impegno etico di cui si parla in New Italian Epic non sia affatto quello di una narrazione etica, ma di un’etica del narrare, del raccontare storie.” Ecco, appunto, è la prima cosa che ho pensato, l’unica che ho capito, non so proprio cosa c’entrasse la banca etica… Oddio, si capiscono da soli – e se rileggessero quel che scrivono ad alta voce prima di pubblicarlo? :-))

  13. In un “salotto buono” una volta sola nel ’99, a Torino, e in quella circostanza io e WM2 uscimmo dalla stanza a braccetto, ballando un sirtaki. Era un citazione dal film “Arrivano i gatti”, con Nini Salerno che esclama: – Optalidon!
    Negli undici anni a seguire, mai più capitati in posti del genere. Del resto, non frequentiamo il “generone”. Stiamo a Bologna, fuori dai giri, e non andiamo mai alle grandi kermesses tradizionali. Poi i salotti sono, per antonomasia, quelli romani. Io non metto piede a Roma dal 2007, e quel giorno sapete dov’ero? A Torre Maura :-)

    Comunque, règaz: il memorandum sul NIE risale all’aprile 2008 e questi stanno ancora incazzati! Segno che abbiamo ficcato la mazza nell’orello giusto. Ho sentito testimonianze di noti tromboni furenti, letteralmente (letteralmente!) con la bava alla bocca durante le loro invettive contro di noi, anche in un recentissimo convegno internazionale.
    Uno potrebbe chiedersi: ma perché? Il memorandum gettava uno sguardo all’indietro, non apriva una fase bensì, fotografando il passato recente, la chiudeva. L’arco indicato esplicitamente era “1993-2008”. Non diceva: “d’ora in avanti si deve scrivere così”, bensì: “negli ultimi 15 anni si sono scritti libri che insieme formano un corpus”.
    Bene, è proprio questo il punto! Il messaggio era: “Mentre voi cacasentenze ripetevate che non succedeva nulla, sono invece successe delle cose significative, e vi diciamo anche quali.” Insomma, si è detto che avevano perso dei treni importanti. Cosa imperdonabile, affermare che i mediatori non mediano, gli osservatori non osservano, gli studiosi non studiano.
    E allora ce l’hanno giurata. Si sono pure inventati questa cosa del “New Italian Realism”, per inscenare un’opposizione NIE – NIR, ma si ritrovano a fare la lotta coi fantasmi, dato che la fase NIE è finita. Sono arrivati in ritardo al duello :-D
    E nel frattempo la nostra prassi ci ha portato oltre, cosa del resto tipica di ogni prassi. Costoro invece non ce l’hanno una prassi, solo parole a vanvera, mentre io

    caramelle non ne voglio piuuuuù
    le rose e i violini questa sera raccontale a un altro
    violini e rose li posso sentire
    quando la cosa mi va se mi va
    quando è il momento, e dopo si vedraaaà-ahaaaa
    parole parole parole
    (ascoltami)
    parole parole parole
    (ti prego)
    parole parole parole
    parole parole parole parole
    parole soltanto parole
    parole tra voi.